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L’opinione pubblica Europea e l’Euro in crisi

L’opinione pubblica Europea e l’Euro in crisi

La crisi del debito ha posto l’Europa di fronte alla contraddizione di fondo del progetto di integrazione: gli Europei non vogliono un vero e proprio stato federale ma sono ormai economicamente interdipendenti da essere oltre il punto di non ritorno. Un sondaggio svolto dall’agenzia YouGov  a inizio novembre mostra che per la maggioranza dei francesi (51%), dei tedeschi (47%),  dei Britannici (42%) e dei Danesi (58%) il crollo dell’euro rappresenterebbe un disastro per le rispettive economie nazionali. I più preoccupati curiosamente sembrano essere i danesi, gli stessi che nel 2000 votarono contro l’adozione dell’euro  con il 53%. Le opinioni sono più divise invece sui piani di salvataggio dei paesi in di difficoltà, i cosiddetti bail-outs. Più della metà dei francesi e dei danesi danno il loro via libera al piano di salvataggio messo punto a inizio novembre dall’asse dall’asse Merkel-Sarkozy, mentre per il 42% degli inglesi e il 57% dei tedeschi spendere soldi pubblici per salvare paesi indebitati è semplicemente inaccettabile. Circa un 20% dei rispondenti preferisce non esprimersi. Se ci si concentra sulla crisi greca le opinioni diventano ancora più marcate. Appena il 30% degli intervistati in tutti e quattro i paesi pensa che i paesi a rischio di fallimento debbano rimanere nell’Eurozona, e i favorevoli scendono sotto il 20% in Germania ed Regno Unito. Infine, l’idea ventilata nei giorni scorsi di un referendum greco sull’euro viene nettamente bocciata dagli Europei. Solo in Francia il 42% si dice in principio a favore del voto, mentre il 40% si dice contrario. A conferma del senso di ansia e incertezza gli intervistati in tutti i paesi affermano che se fossero in Grecia voterebbero sì al piano di salvataggio.

 Leaderships impossibili

Secondo oltre l’80% degli intervistati nei quattro paesi la soluzione della crisi dell’euro è una priorità dell’agenda politica. E tuttavia, per quanto gli europei cerchino soluzioni immediate sembra che l’ingrato compito dei leaders di governo sia di dir loro che una via d’uscita semplice non esiste. L’amputazione della Grecia riscuote sempre maggiore popolarità in Europa ma la crisi finanziaria che ne seguirebbe rischierebbe di uccidere il malato (l’Euro) e riporterebbe l’economia mondiale ai giorni del crollo di Lehman Brothers e ad una seconda recessione. In tutti i paesi coperti dal sondaggio è la cancelliera tedesca Angela Merkel che sembra raccogliere la maggior fiducia per la sua gestione della crisi: il 54% degli inglesi, 56% dei tedeschi, il  63%  dei francesi e ben l’81% dei danesi ha fiducia in lei. Il primo ministro inglese David Cameron raccoglie la fiducia del 63% dei danesi ma solo del 42% degli inglesi. Ancora più bassa la fiducia nel primo ministro inglese nei due paesi membri dell’Eurozona: più della metà di tedeschi e francesi esprime infatti un giudizio negativo. Guardando al  resto dell’Europa non stupisce che l’ex premier greco George Papandreou riceva giudizi positivi da meno del 10% degli intervistati, seguito soltanto ad un altro ex primo ministro, Silvio Berlusconi, che si ferma su un secco 8%.

Una stretta via d’uscita

La crisi del debito pone l’Europa di fronte ad un bivio. L’euro non potrà sopravvivere nella sua forma attuale senza ulteriore integrazione economica. La Grecia avrà bisogno di supporto per anni a venire e la BCE dovrà dimostrare di essere pronta a sostenere stati che sono solventi (possono pagare i debiti) ma che hanno problemi di spread e cioè di liquidità (piazzare i propri titoli), come l’Italia, la Spagna e forse anche la Francia. L’alternativa è il collasso dell’euro, uno scenario devastante per l’economia mondiale. La crisi ha già chiesto lo scalpo di due governi  molto deboli  – Berlusconi e Papandreou. Gli elettori tedeschi appaiono sempre più frustrati dalla situazione europea ma allo stesso tempo non sembrano disposti ad abbandonare la moneta unica. Nelle ultime elezioni regionali in marzo il partito tedesco più euroscettico – i  Liberali in coalizione con Angela Merkel –  ha subìto una netta sconfitta. Al congresso della CDU la settimana scorsa la cancelliera tedesca ha presentato una sua proposta di riforma della governance economica in senso marcatamente federale: maggiore  vincoli di stabilità imposti sui bilanci nazionali, integrazione delle politiche fiscali e spesa pubblica. Di fronte alla prospettiva di un’Eurozona sempre più interdipendente alcuni paesi come l’Inghilterra cercheranno di ritagliarsi uno spazio di osservatori esterni, ma le economie continentali dovranno fare i conti con se stesse anche se con scarso entusiasmo. I tedeschi dovranno incominciare a spendere di più a rilassare la loro politica monetaria presso la Banca Centrale, i greci dovranno tagliare drasticamente il loro debito pubblico e gli italiano dovranno finalmente ricominciare a crescere dopo dieci anni di stagnazione economica, alta spesa pubblica e scarsi servizi. Nessuna di queste è una ricette per la popolarità  ma purtroppo, al punto in cui siamo, non ci sono terze vie all’orizzonte.

 

Una versione di questo articolo è stata pubblicata sull’Huffington Post UK e su YouGov@Cambridge

Da qui si possono scaricare tutti i risultati del sondaggio.

Umberto Marengo

Nato a Torino, Umberto ha studiato a Bologna, lavorato a Washington DC per la Commissione Europea ed ora è PhD student in Relazioni Internazionali all'Università di Cambridge in Inghilterra. Gli piace spropositatamente sciare, andare a vela, cambiare i propri piani all'ultimo momento e sentirsi a casa un po' dappertutto.

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