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Nubi continentali su Downing Street, Cameron rischia la disfatta

Nubi continentali su Downing Street, Cameron rischia la disfatta

Tempi duri per chi governa nel Vecchio Continente, dove la gran parte degli esecutivi in carica risente profondamente della crisi dell’Eurozona e deve affrontare un consistente e generalizzato calo dei consensi. I 34 chilometri della Manica e il tipico attaccamento british alla propria valuta non salvano l’Inghilterra dall’ondata che si sta abbattendo sulle principali piazze europee: ciò che mina la fiducia nel governo non è tuttavia legato unicamente alle scelte in materia economica, ma è anche figlio della gestione non propriamente limpida dello scandalo intercettazioni e della mai troppo smentita vicinanza tra il Premier e Andy Coulson, diventato suo portavoce dopo le dimissioni da direttore di “News of the World”.

Apparso sulla scena inglese come un vero e proprio messia, David Cameron ha riportato i Conservatori al governo dopo ben 13 anni di dominio laburista ed è diventato il più giovane Primo Ministro del Regno Unito da un paio di secoli a questa parte. Nonostante i disastri dell’era Gordon Brown, i Tories non sono però riusciti a ottenere la maggioranza assoluta alle elezioni generali del 6 maggio 2010: Cameron ha offerto quindi a Nick Clegg, leader del Partito Liberal-Democratico, lo scranno di vicepremier in cambio del suo appoggio alla formazione di un “governo di coalizione”, evento piuttosto comune sulla scena istituzionale del Continente ma assente nella prassi politica britannica sin dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. I due partiti hanno quindi attualmente una maggioranza di 76 seggi alla Camera dei Comuni.

Se David Cameron è stato costretto a notevoli voli pindarici pur di uscire indenne dallo scandalo intercettazioni, il suo alleato Nick Clegg non è stato certo da meno in quanto a crolli di popolarità: solo pochi giorni dopo l’insediamento, infatti, il leader lib-dem ha votato a favore dell’aumento delle tasse universitarie nonostante gli impegni presi in campagna elettorale e la promessa di lasciare l’intero impianto invariato che gli era valso il voto massiccio da parte del mondo studentesco. Il Partito Liberal-Democratico è quindi sprofondato vertiginosamente nei sondaggi, passando dal 23% conquistato nelle elezioni del 2010 al 9% stimato da YouGov per il Sun: 14 punti nel giro di un anno e mezzo. Una fetta di elettorato che va a favorire ovviamente il partito attualmente all’opposizione, quel Labour Party che dopo il tracollo dell’ultima tornata elettorale torna a salire al 40% dei consensi secondo YouGov, confermando un trend dell’ultimo anno che lo ha portato a guadagnare 11 punti percentuali rispetto al momento conclusivo dell’era Brown (29% alle elezioni del 2010). Merito probabilmente anche del balzo nei sondaggi del suo leader, Ed Miliband. Ottenuta la guida del partito a spese del fratello (25 settembre 2010), il giovane rampollo di casa labour ha vissuto momenti di alta popolarità alternati a frequenti cadute probabilmente figlie di una certa dose di inesperienza. Questo ha portato a risultati non eclatanti per il Partito nei primi test elettorali, con affermazioni consistenti in terra gallese e crolli fragorosi nella terra d’origine di Gordon Brown, la Scozia.

C’è voluto il polverone scatenato dalle intercettazioni illegali ordinate dal tabloid “News of the World” per riportare la figura di Ed Miliband in testa ai sondaggi: una serie di mosse vincenti, tra cui la pressante richiesta a Cameron dell’istituzione di una commissione d’inchiesta indipendente nonché la presentazione di una mozione parlamentare che impedisse l’acquisizione da parte di Sky della piattaforma BSkyB (che ha avuto, caso molto raro nella politica anglosassone, anche l’appoggio del premier), ha consentito al Labour Party di riguadagnare la testa nella classifica delle preferenze dell’elettorato inglese. Secondo YouGov, l’opposizione si attesterebbe tra il 40 e il 41% delle intenzioni di voto mentre il Partito Conservatore si fermerebbe tra il 36 e il 37%: il trend vincente dei laburisti è costante negli ultimi mesi, con un distacco medio tra i due maggiori partiti di quasi 5 punti percentuali. Un proiezione sulla futura composizione della Camera dei Comuni garantirebbe quindi ai laburisti 348 seggi, ben al di sopra dell’asticella della maggioranza assoluta. Nubi scure si addensano sul futuro del premier Cameron, cui non basterebbe neanche la conferma dell’alleanza con i Lib-Dems (cui le proiezioni assegnano 18 seggi) per insidiare l’ascesa del giovane Miliband. Ma dal genio politico del leader Tory è lecito aspettarsi a breve qualche sorpresa in grado di capovolgere la situazione.

Enrico Mantovano

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