YouTrend
Elezioni generali Spagna 2011

Elezioni generali Spagna 2011

Le elezioni spagnole del 2011 si sono rivelate per i socialisti una debacle ancora maggiore di quella prevista, in questo modo smentendo le previsioni di un recupero nell’urna da parte del partito di governo sfavorito, come spesso accade in Europa.

Innanzitutto i risultati:

Partito

Voti

%

Diff.2011-08

Seggi

Partido Popular (PP)10.830.69344,62%+4,69%186
Partido Socialista Obrero Español (PSOE)6.973.88028,73%-15,14%110
Izquierda Unida (IU)/Iniciativa per Catalunya Verds (ICV)1.680.8106,92%+3,15%11
Unión Progreso y Democracia (UPyD)1.140.2424,69%+3,50%5
Convergència i Unió (CiU)1.014.2634,17%+1,14%16
Amaiur (Amaiur)333.6281,37%+1,37%7
Partido Nacionalista Vasco (EAJ/PNV)323.5171,33%+0,14%5
Esquerra Republicana de Catalunya (ERC)/Reagrupament (RI)256.3931,05%-0,11%3
Bloque Nacionalista Galego (BNG)183.2790,75%-0,08%2
Coalición Canaria (CC)143.5500,59%-0,09%2
Coalició Compromís (Compromís)125.1500,51%+0,39%1
Foro de Ciudadanos (FAC)99.1730,40%+0,40%1
Geroa Bai (Geroa Bai)42.4110,17%+0,17%1

Il PSOE raggiunge il minimo negativo della sua storia postfranchista, mentre il PP il suo massimo sia in percentuali sia in voti assoluti, seppur di poco.

Il PP guadagna voti potremmo dire esclusivamente dal PSOE, mentre il PSOE perde il 38% dei voti circa, solo il 5% (dei voti 2008) verso il PP, ma piuttosto in maggioranza verso tutta una serie di partiti minori e l’astensione. L’astensione appunto, non è stata molto superiore al 2008, circa il 2%, ma si può immaginare dovuta tutta a elettori del PSOE.

A questo proposito si conferma, come già alle elezioni regionali precedenti di quest’anno, l’inconsistenza reale del movimento degli “indignados”, che avevano predicato l’astensione più che il voto per i partiti minori, e la natura soprattutto mediatica del fenomeno, a meno di non voler leggere anche nell’influenza degli indignados le ragioni dell’avanzata del 3% (quasi un raddoppio) della IU, Izquierda Unida, la sinistra radicale ed ecologista.

Il risultato di IU è un altro dei punti degni di nota di queste elezioni: condananti apparentemene a un declino inarrestabile, cannibalizzati dal PSOE, hanno riacquistato consenso proprio dalla crisi dei socialisti, dall’ondata indignados e anti-mondialista, e dall’alleanza con movimenti locali e regionalisti di sinistra radicale ed ecologista.

Se guardiamo, tra i partiti nazionali, all’avanzata relativa, certo quella di UPyD (Union Progreso y Democracia) è quella più imponente, visto che più che quadruplica la propria proporzione di voti. Presumibilmente a spese del PSOE. Al contrario di quelli passati a IU, qui si tratta di elettori liberali o liberalsocialisti, che si sono ritrovati nelal piattaforma liberale, laica e nazionalista del partito di Rosa Diez. Sono elettori soprattutto urbani, insoddisfatti dell’approccio economico non sufficientemente liberale e nazionalista di Zapatero. Da sottolineare il nazionalismo, che in Spagna ha importanza e ed è determinante, al contrario che in Italia.

Una grandissima importanza in Spagna lo hanno i partiti locali, che in queste elezioni hanno registrato una generale avanzata, che in parte è dovuto alla riappropriazione di voti in passato finiti al PSOE, visto come un argine moderato di apertura alle istanze regionali al “nazionalismo castigliano” del PP.

Il CiU catalano ha aumentato i propri voti di almeno un terzo tornando a vecchi fasti, quando in Catalogna non dominava il PSOE come nell’ultimo decennio, e riconquistano, così come nelle recenti elezioni regionali, il primato nella regione autonoma.

Il PNV basco non soffre l’avanzata di Amaiur, ma compensa le perdite verso la nuova formazione radicale con i voti rubati al PSOE, di elettori probabilmente delusi da Zapatero ma anche rassicurati dalla dichiarata fine delle azioni armate dell’ETA e dalla strada completamente pacifica presa dall’autonomismo basco. Compensa la perdita di un seggio nei Paesi Baschi con il guadagno di un altro in Navarra con GBai.

È però Amaiur, la nuova formazione di sinistra nazionalista basca, in parte erede di Eusko Alkartasuna, che rappresenta la grande novità autonomista, che beneficia dell’aumento di affluenza(5%) sulla tornata precedente e drena voti a PNV e PSOE, voti nazionalisti e di sinistra, in parte di nuovi elettori, che già avevano portato Bildu a importanti risultati nelle elezioni regionali e portano i nazionalisti nel complesso a riavere una netta maggioranza nei Paesi Baschi.

Le altre formazioni autonomiste canarie e galiziane rimangono stabili o in calo, entra in Parlamento il nazionalismo valenciano venato di sinistra, anche qui drenando molti consensi socialisti, e quello asturiano che ruba consensi a entrambe le grandi forze.

Vediamo la distribuzione territoriale del voto con il primo partito:

A livello statico la Spagna appare come un mare blu con isole differenti nelle zone classicamente roccaforti socialiste come l’Andalusia e qualche comune dell’Estremadura, dell’Aragona e delle Asturie, e naturalmente le zone, largamente maggioritarie, di Paesi Baschi e Catalogna in cui hanno prevalso PNV, Amaiur e CiU.

Qui vediamo i comuni in cui c’è stato un cambio come primo partito:

Vediamo che il PP ha sottratto comuni ai socialisti nel Sud della Spagna, tranne nella roccaforte socialista della provincia di Siviglia, in Aragona e Asturie, insomma quasi tutte le zone di forza del PSOE. I socialisti si sono fatti sottrarre molti comuni in Catalogna tra cui Barcellona e da Amaiur nei Paesi Baschi.

Il PP ha le proprie roccaforti nelle solite zone del “cuore” della Spagna, ovvero Castiglia – Leon, Cantabria, Galizia (regione di Rajoy tra l’altro), Comunità Valenciana, Isole Baleari, Madrid. Ora aumenta i propri voti in modo massiccio e più della media nazionale nel Sud, in Andalusia e in Estremadura, dove guadagna anche più del 10% e dove le perdite del PSOE sono alte, soprattutto nelle zone rurali. Sono le stesse zone dove la crisi ha picchiato più duro, la disoccupazione è più alta e dove i socialisti si erano guadagnati un consenso decennale grazie a sussidi per l’agricoltura e clientele che ora non sono più possibili a causa del prosciugamento della spesa pubblica. Questo passaggio in massa a destra ha qualche aspetto in comune con il voto a destra in Italia di molte zone del Sud Italia nel 2001 e 2008 rispetto al precedente voto a sinistra a livello locale, un voto d’opinione e di speranza di un cambiamento per aree molto depresse. In misura leggermente minore ma sempre con aumenti superiori alla media lo stesso fenomeno si verifica in Castiglia, La Mancha e Aragona. Un sostanzioso aumento oltre la media vi è stato anche in Galizia, terra di Rajoy e tradizionalmente moderata, dove negli ultimi 10 anni il PSOE aveva avuto un forte recupero, e nel Sud Est turistico e del boom edilizio, tra Granada e Malaga, dove il PP da anni aveva guadagnato terreno sulla base di un cambiamento socio-economico e ora vince anche per la crisi che turismo ed edilizia hanno sofferto in queste aree. Inoltre il PP avanza bene alle Canarie, terra di recente conquista socialista, ma danneggiate molto dalla crisi, vivendo di sussidi e turismo. Qui perdono terreno anche gli autonomisti.

Il PSOE perde più che altrove proprio nelle roccaforti del Sud prima nominate, ma anche e soprattutto nelle Comunità che gli avevano regalato la vittoria del 2008, ovvero Paesi Baschi e Catalogna, dove l’approccio dialogante di Zapatero aveva sortito molti consensi; ma con la crisi economica, oltre che la delusione verso il PSOE stesso anche la rinascita del nazionalismo ha provocato cali socialisti che toccano anche il 20% a tutto vantaggio chiaramente di Amaiur, ma anche PNV, nei Paesi Baschi, e di CiU in Catalogna. Il PSOE perde anche a favore di IU in alcune aree dove era forte al Nord, come Barcellona, Aragona (dove IU è alleato agli autonomisti aragonesi) e Asturie.

Il PSOE perde un poco anche verso la formazione liberale, progressista e nazionalista UPyD, nelle aree urbane del Nord, ad esempio Saragozza e l’Aragona, però è da sottolineare che UPyD hanno un avanzamento di anche più della media del 4,5% soprattutto in zone dove il PSOE già era debole e invece è il PP che prevale, ovvero aree urbane e suburbane del Centro-Nord, in particolare Madrid e hinterland (esempio le zone con enorme aumento demografico come Alcalà de Henares e Mostoles), Avila, Burgos, Valladolid, Valencia. A Valencia e Avila addirittura il PP perde in termini percentuali, e altrove guadagna meno della media, probabilment per un travaso di voti urbani, di istruzione elevata e liberali verso UPyD.

A Madrid il PP perde voti in termini assoluti e guadagna pochissimo in percentuale solo grazie a una astensione maggiore della media nazionale, forse anche per la maggiore incidenza degli indignados

In generale un aspetto importante da sottolineare è anche che la Spagna sembra avvicinarsi, con queste elezioni, al modello europeo rispetto al quale faceva finora eccezione, ovvero quello secondo cui le forze conservatrici sono più forti in provincia e meno nelle aree urbane, al contrario delle forze liberali o progressiste. E infatti questo si vede dal progresso UPyD appena analizzato, dalle conquiste del PP nelle aree rurali del Centro-Sud (a Siviglia città invece il progresso è decisamente minore) e dalla stagnazione se non perdita in quelle urbane del Nord, nei ricchi Paesi Baschi e in Cantabria dove solo i nazionalisti approfittano del crollo socialista, nelle Asturie dove il PP cala a causa del FAC, partito autonomista asturiano.

È indispensabile spendere due parole sulla legge elettorale e sul suo effetto sulla distribuzione dei seggi, contestata da tutti i partiti minori di respiro nazionale: si tratta di un proporzionale D’Hondt, con calcolo solo su base ciroscrizionale, con le province come circoscrizioni, che spesso sono quindi molto piccole (3 o 4 o 5 seggi da distribuire) e di conseguenza le forze largamente favorite sono quasi ovunque quelle maggiori, PP, PSOE e i partiti nazionalisti fortemente concentrati. Normalmente CiU e PNV ottengono molti più seggi di partiti con più voti ma spalmati a livello nazionale, come UPyD e IU.

Di fatto in queste elezioni ognuno dei 5 seggi di UPyD rappresenta 228.mila voti, e ognuno degli 11 di IU 153 mila, mentre ogni deputato di Amaiur e Geroa Bai rappresenterà solo tra i 42 mila e i 47 mila elettori, ma anche per eleggere i deputati PP e PSOE sono bastati rispettivamente solo 58 mila e 63 mila voti. Con un sistema di calcolo dei seggi su base nazionale il PP sarebbe stato lontano dalla maggioranza assoluta con 160 seggi, e il PSOE 103, mentre IU almeno una ventina.

Gianni Balduzzi

Classe 1979, pavese, consulente e laureato in economia, cattolico-liberale, appassionato di politica ed elezioni, affascinato dalla geografia, dai viaggi per il mondo, da sempre alla ricerca di mappe elettorali e analisi statistiche, ha curato la grande mappa elettorale dell'italia di YouTrend, e scrive di elezioni, statistiche elettorali, economia.

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Send this to a friend