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Perché ha vinto Fassino? La risposta negli exit poll

Perché ha vinto Fassino? La risposta negli exit poll

Analisi del risultato delle primarie di Torino: over 65 e Chiamparino decisivi per la vittoria dell’ex segretario Ds

Premessa: l’exit poll torinese è stato un grande sforzo organizzativo, che ha richiesto l’impiego di oltre venti collaboratori ai seggi e un’elaborazione costante dei dati nel corso della giornata da parte degli analisti di Termometro Politico. Se le indicazioni emerse dai primi exit poll pubblicati alle 20, già consolidate dalla tarda mattinata, sono state confermate in pieno dallo scrutinio, è grazie al lavoro di tutti, in particolare dei rilevatori che hanno stazionato davanti ai seggi per tutta la giornata, e alla collaborazione degli organizzatori e dei votanti, che hanno mostrato grande disponibilità verso la nostra indagine.

I dati di seguito si riferiscono a un’analisi delle 2.015 interviste realizzate all’uscita da 19 seggi-campione delle primarie. Il margine d’errore stimato è del +/- 1,8%.

 

ANALISI: IL TRIONFO DI PIERO, GRAZIE (ANCHE) A OVER 65 E CHIAMPARINO

di Giovanni Diamanti

Le primarie torinesi di domenica saranno ricordate per un’affluenza record (oltre 53.000 votanti, contro i 39.000 delle primarie Pd del 2009), e per il trionfo di Piero Fassino. L’ex segretario Ds era senz’altro il favorito, anche a detta del sondaggio diffuso da Termometro Politico a metà gennaio, ma la sua vittoria era tutt’altro che scontata, almeno con queste proporzioni: alla vigilia, alcuni osservatori ritenevano che la sua candidatura si sarebbe potuta rivelare un boomerang, se Fassino fosse stato percepito come il candidato imposto da Roma, dall’apparato, lontano dal territorio.

Ma Davide Gariglio, lo sfidante, esponente di rilievo del Pd cittadino di area cattolica e moderata, non ha sfruttato questo punto di debolezza di Fassino a suo favore. Anzi. Accettando il sostegno di alcuni importanti consiglieri regionali (e delle molte preferenze che portavano in dote), l’ex presidente del Consiglio regionale ha probabilmente perso la chance di presentarsi come il candidato giovane e “anti-establishment”, rischiando a sua volta di apparire come espressione dell’apparato democratico locale.
I successivi duri attacchi a Fassino sulla questione anagrafica e i toni da molti giudicati irriverenti non sono serviti ad aggiustare il tiro, e sono invece risultati controproducenti, accentuando la percezione di una comunicazione arrogante e poco rispettoso dell’avversario, che poteva vantare una storia personale comunque fortemente legata alla città.
Ma non sono stati solo i limiti di Gariglio a determinare la netta vittoria di Fassino.

Alcune importanti indicazioni ci vengono dall’analisi degli exit poll condotti da Termometro Politico in 19 seggi-campione (2.015 interviste, margine d’errore +/- 1,8%).

L’appeal dell’ex leader dei Democratici di Sinistra, infatti, è stato soverchiante tra gli anziani, la fascia d’elettorato più ampia in città, con il 73% delle preferenze. Gli elettori del Partito Democratico, poi, che pesavano per due terzi del totale, hanno preferito Fassino al 68%.

Certo, Gariglio poteva contare su un sostegno delle fasce d’età medio-basse, come pure Passoni e Curto che hanno sfondato tra gli under 30, ma questo non è bastato, dal momento che meno di un votante su tre aveva meno di 45 anni. Inoltre, l’attrattiva di Gariglio sui non fassiniani era comunque modesta: alla domanda su chi avrebbero votato in un eventuale ballottaggio tra Fassino e Gariglio, infatti, gli intervistati hanno premiato nettamente Fassino con il 67%, e soltanto 5 su 100 hanno dichiarato che non sarebbero andati a votare.

L’appoggio di Chiamparino è stato un altro fattore che ha rafforzato Piero Fassino in misura determinante: il sindaco uscente è apprezzato dalla grande maggioranza dei torinesi (addirittura l’89% dei primaristi gli ha espresso fiducia, con un sonante 7,9 come voto medio) e si è fortemente speso per la candidatura del suo ex segretario di partito, accompagnandolo ai mercati e affiancandolo nei manifesti.

Inoltre, pare essersi rivelata efficace la mossa di Fassino di utilizzare sondaggi elettorali che mostravano la sua forza nelle elezioni di maggio. «Sono l’unico candidato del centrosinistra in grado di vincere nettamente già al primo turno», affermava. Ora spetterà a lui dimostrarlo, ma questo appello al voto utile è stato senz’altro utile e si presume possa aver spostato i voti delle persone che apprezzavano entrambi i candidati del Pd, e che alla fine hanno scelto il candidato con più possibilità di vincere (su questo elemento pubblicheremo i risultati dell’exit poll nei prossimi giorni).

Infine, un occhio alla parte sinistra della coalizione, rappresentata dall’assessore al Bilancio Gianguido Passoni e da Michele Curto: nel complesso quest’area si è fermata al 16,5%, con un buon risultato personale di Passoni, che ha raggiunto il 12,4%. È vero, si tratta di un risultato ben lontano dalle percentuali dei candidati di Sinistra e Libertà nelle primarie bolognesi e milanesi. Ma probabilmente è dovuto in buona parte alla scelta di Vendola di non sostenere nessun candidato: il che mostrerebbe ancor di più l’importanza della leadership del governatore della Puglia per concentrare i voti della sinistra (e andare oltre, come ha fatto Pisapia a Milano). Ciò detto, tra i votanti che si riconoscono in SEL c’è stato un vero boom di Passoni, con il 49%, seguito a larga distanza da Fassino (21%), Gariglio (17%) e Curto (12%).

In conclusione, la candidatura di Fassino esce rafforzata da un grande sostegno popolare, e a differenza di quanto avvenuto con le esperienze milanesi e napoletane delle settimane scorse, le primarie e la grande affluenza di domenica gli saranno di grande aiuto in vista delle elezioni di maggio.

 


Su La Stampa di oggi (pag. 11) segnaliamo l’articolo sui dati di Termometro Politico

 

 

 

Giovanni Diamanti

Classe 1989, consulente e stratega politico. Co-fondatore e amministratore di Quorum, ha lavorato ad alcune tra le più importanti campagne italiane, tra cui quelle di Debora Serracchiani, Pippo Civati, Vincenzo De Luca, Pierfrancesco Majorino, Beppe Sala. In realtà è un ragazzo timido che ama guardarsi la punta delle scarpe. Uomo dalla testa veloce, ha idee (confuse) in ordine sparso - così come i capelli.

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