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Storia de L’Aquila / 2

Storia de L’Aquila / 2

Il Medio Evo

 

La città appena fondata non ebbe vita lunga. Manfredi di Hehnstaufen, figlio dell’Imperatore che aveva dato i Natali alla città, decise infatti di distruggere l’insediamento nel 1259. L’Aquila aveva scelto di schierarsi con il Papato attirandosi pertanto le ire del giovane Re di Sicilia. La scelta di schierarsi con il Papa fu dettata principalmente dall’offerta da parte del papato di spostare la sede episcolare da Forcona a L’Aquila. Come dicevamo però la scelta guelfa venne punita con la distruzione della città.

La popolazione, intesa come la piccola nobiltà più istruita, cercò allora ascolta presso le varie corone. Lettere vennero spedite al Papa, Alessandro IV, e ad Enrico III d’Inghilterra.

La situazione cambiò però con l’avvento degli angioini i quali ricostruirono la città nel 1265 (sconfiggendo poi definitivamente Manfredi a Benevento l’anno successivo).  Il luogo rientrava nell’ambito di una logica di fortificazioni di confine, voluta da Carlo d’Angiò.

Lo sviluppo de L’Aquila è imponente per l’epoca: la città supera i 50.00 abitanti verso la fine del secolo. Questo grazie al suo  comitatus (contado), per cui svolgeva l’importante funzione di centro per il commercio e lo scambio. A questa epoca è da far risalire una caratteristica importante della geografia della città (e dell’area): la divisione in quarti. I quarti non sono solamente amministrativi o formali. Questi ricalcano innanzitutto i confini di due insediamenti pre-esistenti: Amiternum (cui già accennammo) e Forcona. (Clementi 1998 La differenza tra le due zone si ripercuote nel dialetto parlato, che non è comune. Questa divisione, dove ogni quarto prendeva il nome del Santo cui era dedicata la chiesa capoquarto, è simile a quanto si vede nei comuni toscani. Si pensi alle contrade senesi.

E’ utile spendere qualche parola ulteriore sul comitatus e sul significato di città. L’Aquila nel Medio-Evo era considerabile come una città-territorio  o anche città demaniale, con una forte estensione extra-moenia. I quattro quarti contenevano al proprio interno locali ed edifici di proprietà di un castello fondatore. Era una proiezione di questo all’interno della cinta muraria, lo rappresentava pure nella grandezza (proporzionale alla popolazione), e serviva come un nesso a rinforzo della continuità tra la città e la zona circostante. Tale soluzione aveva anche una ben fondata ragione economica. Gli immigrati provenienti da fuori non intendevano cedere  i loro diritti di confocolieri. Ovvero possibilità di usare i terreni montuosi degli Appennini per motivi agricolo-pastorali. Tale diritto era riservato agli abitanti di uno stesso castrum. Pertanto, trasferendosi, sarebbe stato perduto. La scelta però di importare in città il castrum attraverso la costruzione di un locale e della Chiesa permetteva di ovviare alla perdita di tale diritto. Questa caratteristica si è trasportata anche ai giorni nostri, con una particolare divisione demografica del comune ed una sua notevole estensione. Tra i due blocchi sin qui individuati, i villici,  i loro castra ed i nobiles si fa però anche spazio una nascente borghesia di cittadini.

Nel 1294 L’Aquila è sede di un evento chiave per la spiritualità medievale e per la storia della città: viene incoronato Papa Celestino V, rappresentante di un’idea di ecclesia spiritualis opposta alla ecclesia carnalis che aveva contraddistinto il Papato durante la guerra tra guelfi e ghibellini.

Alla fine del 1200 risale un altro elemento importante della vita aquilana: la Perdonanza. Questa festa (che, come vedremo, è stata usata come palcoscenico da politici e contestatori) ha la sua origine nella Bolla Celestiniana, o Bolla della Perdonanza, con cui si concedeva l’indulgenza a tutti coloro che attraversassero la porta della Basilica di Collemaggio tra il 28 ed il 29 Agosto di ogni anno. [1]

Il XIV Secolo è scandito da due potenti terremoti. Il primo è datato 13 Dicembre 1315. Seppure non distruttivo, l’evento sismico rappresentò un freno allo sviluppo della città.

Il secondo, decisamente più potente, è datato 22 Gennaio 1349. Uccise poco meno di un migliaio di persone ed influenzò la vita economica della città che per gli anni a venire si dovette concentrare sulla ricostruzione di quanto era andato perso.

Nel 1423 la città, al centro dello scontro tra Angioini e Aragonesi, subì un violento assedio guidato dal condottiero Fortebraccio su ordine dalla corona iberica. Aquila (come sarà chiamata sino al 1939) resistette abbastanza tempo da far arrivare i rinforzi.  La signoria del conte di Montone aveva già assoggettato Umbria e parte delle Marche, naturale quindi il tentativo di estendersi verso il Regno di Napoli passando per la città abruzzese.

La vittoria contro Braccio Fortebraccio fu sofferta e per questo la città ricevette importanti sgravi fiscali che le consentirono una rapida ripresa. L’Aquila nel XIV e XV secolo si presenta come una città mercantile. Situata in una posizione importante per i commerci trans-appenninci, potè fiorire sulla via della lana.  Con Napoli e Firenze come poli di una attività mercantile cospicue, la città abruzzese assumeva il ruolo di cerniera connettendosi con Rieti (verso Firenze) e Sulmona (verso Napoli). Nel giro di un quarto di pochi decenni la città ottiene il diritto di emettere moneta (1428), di custodire le spoglie di San Bernardino da Siena e di istituire l’università (1458). Nei periodi delle fiere L’Aquila raddoppia la propria popolazione, cosa che genera problemi alla campagna aquilana, arida a causa del terreno montuoso. Lo stesso terreno offre però l’opportunità di coltivare lo zafferano, spezia molto richiesta nel mercato italiano (Colapietra 1993).

Venti anni dopo l’importante vittoria aquilana il Regno di Napoli cade. Agli angioini succedono gli Aragonesi. La città, come abbiamo visto, era stata sempre fedele agli angioini. Questo la collocava in rotta con la corona aragonese. Re Alfonso provò a piegare le rimostranze degli abitanti attraverso una abile politica di conquista militare e concessione politica. Questo non bastò ed al ritorno di Giovanni d’Angiò la città si schiera contro Ferrante I. La vittoria di quest’ultimo portò gli aquilani ad accettare l’autorità della corona iberica.

La decadenza inizia  superata la metà del XV° secolo: il terremoto del 1461, di cui parleremo più approfonditamente in seguito, distrusse la città rendendo molto dubbia la possibilità di risorgere. A ciò si aggiunga la politica aragonese di riduzione delle autonomie, in particolare di quelle fiscali, e le continue guerre. A seguito dell’ennesimo atto di insubordinazione Ferrante non esitò ad inviare un suo uomo, Antonio Cicinello, sostenuto dalla potente famiglia Camponeschi, per piegare il potere delle Arti aquilane sulla città. Cicinello venne ucciso nel 1485 durante una rivolta cittadina. L’esito di tale sommovimento fu il passaggio de L’Aquila sotto la tutela del Papato. Già l’anno successivo però gli aragonesi riconquistavano la città.

Passano dieci anni e nuovamente, nel 1495, L’Aquila è tra i territori più dibattuti nella lotta tra francesi ed aragonesi in Italia. La città si schiera con Carlo VII, dopo un iniziale tentennamento, trascinati anche dalle truppe di Fabrizio e Prospero Colonna. Anche questa esperienza si concluse però con la sconfitta francese e nel 1496 la città tornava in mano aragonese.



[1]              La Perdonanza è con il tempo diventata una festa storica aquilana, patrimonio della vita comunitaria cittadina.

 

Matteo Cavallaro

Collezionista di titoli di studio, emigrato oltralpe, gran tifoso della Juventus. Mi occupo di tutto ciò che collega elezioni ed economia, cercando di capire come e se queste si possano influenzare a vicenda.

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