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Genesi e prospettive del terzo polo

Genesi e prospettive del terzo polo

Cos’è il “Polo della Nazione”, com’è nato e cosa può diventare in futuro

A seguito della prova di forza parlamentare che il 14 dicembre ha visto prevalere la compagine berlusconiana per soli tre voti, si è affacciata sulla scena politica italiana una nuova formazione: il Polo della Nazione.

Così, infatti, ha deciso di chiamarsi, anche se provvisoriamente, il nuovo coordinamento centrista nato giovedì 15 dicembre all’Hotel Minerva di Roma. Un luogo che per uno degli azionisti di riferimento (Casini), riveste un’importanza particolare, già che proprio in quella sala la mattina del 18 gennaio 1994 nacque il Ccd, di cui Casini divenne subito coordinatore assieme a Clemente Mastella.

Il Polo della Nazione, almeno per adesso, non vuole però essere un nuovo soggetto politico ma piuttosto – come si legge nella nota ufficiale – un “coordinamento unitario” di cui fanno parte l’Udc di Casini, il Fli di Fini, l’Api di Rutelli, l’Mpa di Lombardo, ed alcuni movimenti marginali come i Libdem, i Repubblicani, ed i Liberali di Guzzanti. In sostanza fanno parte di tale aggregazione tutti i parlamentari che si sono trovati assieme nel votare la sfiducia a Berlusconi, ma che allo stesso tempo si ritengono alternativi alla sinistra per esplicita ammissione di Gianfranco Fini. Da notare che fanno parte di tale coordinamento anche alcune personalità come Enrico Boselli (ex segretario del Partito socialista e attualmente vice-presidente dell’Api), che hanno deciso di ricollocarsi politicamente proprio in vista di un’eventuale scomparsa dalla scena di Silvio Berlusconi.

I numeri non sembrano essere irrilevanti: nel complesso possono contare su circa 100 parlamentari, di cui 80 alla Camera e 20 al Senato. L’obiettivo di questa operazione sembra rispondere ad una duplice esigenza: da un lato si cerca di tastare il terreno per un’alleanza strutturata che possa poi eventualmente trasformarsi in soggetto politico vero e proprio; dall’altro, invece, si cerca di creare nell’immediato un argine più robusto all’annunciato “pressing” berlusconiano sui parlamentari dell’Udc e di Futuro e Libertà. Facendo parte di un coordinamento più ampio, infatti, i deputati e senatori fuoriusciti dalla maggioranza (Fli) potrebbero essere meno propensi a mettere in pratica un ritorno nelle file berlusconiane. Un discorso che può dirsi valido anche per i parlamentari della formazione di Casini.

L’obiettivo politico di fondo, tuttavia, come precisato più volte anche dal presidente dell’Udc Rocco Buttiglione, rimane quello di scardinare il bipolarismo facendo leva sul funzionamento dell’attuale legge elettorale. Come è noto la legge n. 270/2005 (meglio conosciuta con l’espressione politichese “porcellum”) prevede che al Senato vi sia un premio di maggioranza regionale (a differenza della Camera dove il premio, invece, è nazionale) che già in assenza di un “terzo polo” capace di conquistare seggi rende incerta la possibilità per una coalizione di ottenere una maggioranza assoluta in questo ramo del Parlamento. In presenza di una terza lista come il Polo della Nazione – che verosimilmente otterrebbe diversi eletti specialmente in alcune regioni del Sud – tale incertezza si trasformerebbe con molta probabilità in realtà e la formazione di un governo sarebbe inevitabilmente condizionata dall’accordo con i “terzopolisti”.

Tali eletti assumerebbero, dunque, un ruolo “pivotale” che andrebbe ad incidere proprio sull’obiettivo di fondo dell’attuale legge elettorale: ovvero l’obbligo di dichiarare le alleanze prima del voto in modo da consentire agli elettori di scegliere la coalizione di governo in anticipo, senza delegare la formazione di quest’ultimo ad accordi post-elezioni in un’ottica prettamente proporzionale. Stando ai sondaggi attuali – che stimano il Polo della Nazione attorno al 10-15% – questo scenario sembra essere piuttosto realistico, anche se non tiene conto di alcuni impedimenti di ordine tecnico e politico che ci accingiamo a menzionare.

Riguardo ai primi, è importante ricordare che se il Polo della Nazione volesse presentarsi come coalizione, preservando i simboli di ogni forza politica (e “pesando” di conseguenza ogni singolo partito) avrebbe il vincolo di superare la soglia del 20% richiesta al Senato (regione per regione) per accedere al riparto dei seggi. Una soglia, il cui superamento non può assolutamente dirsi certo,  che costringerebbe con molta probabilità il Polo della Nazione a presentarsi sotto forma di un’unica lista. In questo caso, infatti, lo sbarramento si ridurrebbe all’8% (sempre in ogni regione) con la conseguenza, però, che forze come Futuro e Libertà o l’Api di Rutelli, non avrebbero modo di “pesarsi” in ogni singola regione. Aspetto, questo, che in assenza della possibilità di esprimere preferenze, potrebbe creare tensioni al momento della formazione delle liste.

Al momento, però, l’idea di Casini (come da lui specificato alla trasmissione radiofonica “Radio anch’io”) sembra essere quella di presentarsi sotto forma di coalizione. Un’idea, che il leader centrista dovrebbe valutare attentamente perché oltre alle problematiche appena esposte per il Senato, vi è anche alla Camera il  vincolo (per le coalizioni) di superare il 10% dei voti per far eleggere i propri rappresentanti in parlamento. Per rendere bene l’idea del rischio che tale formazione correrebbe presentandosi sotto forma di coalizione basti pensare ad un ipotetico risultato del 9,5% che significherebbe automaticamente esclusione dal parlamento per la prossima legislatura.

Per ciò che concerne gli impedimenti politici, invece, il più importante rappresenta la possibilità che la risicata maggioranza di centrodestra possa, anche imminentemente, procedere ad una modifica della legge elettorale che preveda anche per il Senato un premio di maggioranza applicato a livello nazionale. Stando alle ultime indiscrezioni, Berlusconi sembra essere orientato proprio a muoversi in questa direzione con l’obiettivo primario di togliere ogni potere di condizionamento al Terzo polo. Se tale modifica dovesse concretizzarsi, la formazione di Fini, Casini e Rutelli, oltre a vedere ridotto enormemente il suo potenziale di ricatto, sarebbe ovviamente più soggetta agli appelli al “voto utile” che in campagna elettorale verrebbero sicuramente portati avanti sia dalla compagine berlusconiana che da quella di centrosinistra. La competizione dunque verrebbe fortemente bipolarizzata ed il Polo della Nazione potrebbe vedersi portare via voti dalle due formazioni maggiori.

Entrambi questi aspetti, dunque, sembrano essere importanti ma non esauriscono le problematiche alle quali dovrebbe far fronte la nuova coalizione (perché per ora di questa si sta parlando). Un nodo da sciogliere piuttosto velocemente è infatti quello della leadership, ovvero della personalità sulla quale – in base alla legge elettorale vigente – sarà apposta l’etichetta di “candidato premier” per le prossime elezioni. Sia Fini che Casini ambiscono a questo ruolo, ma – anche per interessi di partito – difficilmente l’uno si farà da parte per far posto all’altro. Proprio per evitare scontri, infatti, nelle ultime ore si sono intensificati gli sforzi per ricercare un candidato “esterno” ai partiti come per esempio Luca Cordero di Montezemolo, il quale però ha risposto molto laconicamente ai diretti interessati: «Io leader del polo della nazione? Lo escludo. Quello che non escludo è di continuare a fare il mio mestiere e di continuare con grande passione a buttarmi anche nel volontariato con Telethon».

Un’ultima questione da considerare riguarda infine la concezione stessa del “modello di democrazia” che vede Fini e Casini pensarla in modo divergente: il primo è da sempre favorevole al bipolarismo e mira ad una riforma elettorale che contenga il doppio turno; il secondo, invece, rimanendo fedele alla tradizione democristiana è da sempre un proporzionalista innamorato del sistema tedesco, ed è proprio in questo senso che appoggerebbe un’eventuale riforma della legge elettorale. Tali posizioni che possono comunque convivere all’interno di una coalizione (e forse anche all’interno di uno stesso partito), potrebbero però creare delle incomprensioni e delle divisioni nel momento in cui si dovesse discutere della riforma della legge elettorale. Incomprensioni che potrebbero eventualmente anche modificare gli equilibri politici, e quindi creare fratture all’interno del Terzo polo.

La scommessa sulla quale hanno deciso di puntare i fondatori del Polo della Nazione appare dunque molto ambiziosa e, come abbiamo visto, non priva di ostacoli e problematicità. Dalla nascita della Seconda Repubblica, inoltre, le ipotesi di Terzo polo a partire dal Patto per l’Italia (che vedeva uniti il Patto Segni ed il Ppi) del 1994 non hanno mai goduto di buona sorte, sciogliendosi subito dopo aver affrontato la prova elettorale. Per vedere come andrà stavolta, visti i deboli equilibri politici attuali, è probabile che non dovremo aspettare molto.

Gabriele Bracci

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