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La Camera dei Rappresentanti 2010: previsioni e sondaggi attuali

La Camera dei Rappresentanti 2010: previsioni e sondaggi attuali

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Una brutta notizia per Obama e i Democratici è arrivata dalle suppletive delle Hawaii. Il Gop ha conquistato il seggio, che era stato stravinto dal candidato democratico nel 2008.

Una vittoria arrivata però più per una spaccatura del partito del presidente che per un brillante risultato repubblicano.L’esponente del Gop, Djou, ha vinto un’elezione aperta, dove i due candidati democratici hanno preso, sommati, quasi il 60%. Una sconfitta che conclude la lunga teoria di vittorie nelle  del Democratic Congressional Campaing Committee nelle elezioni suppletive 111esimo Congresso. A novembre 2010 ci sarà il rinnovo intero della Camera dei Rappresentanti, e la maggioranza democratica traballa. Attualmente il gruppo guidato dalla Speaker Nancy Pelosi detiene 253 dei 435 distretti nei quali è divisa l’America. La tradizione e l’attuale difficile fase economica hanno però rinvigorito l’opposizione repubblicana. A partire dal dopoguerra il partito del presidente è arretrato in 14 elezioni di medio termine su 16 (fig. 1). Le uniche eccezioni si sono verificate nel 1998, quando però i Democratici avevano già subito una clamorosa sconfitta nelle midterm 1994, e nel 2002, quando i Repubblicani avanzarono grazie all’incredibile popolarità di Bush figlio prodotta dal clima post 11 settembre. Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di questa immagine.

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In media il partito che esprime l’inquilino della Casa Bianca perde 24 seggi (17 nella prima midterm, 29 nella seconda). I Democratici di Obama si confrontano con un compito molto difficile, aggravato dalla particolare distribuzione del loro consenso. Il centro sinistra statunitense domina nelle grandi città, mentre il suo consenso decresce con la diminuzione della densità abitativa. Di conseguenza, i Repubblicani, che godono di un elettorato distribuito in modo più omogeneo, sono favoriti dalla equa rappresentazione della popolazione nei 435 Distretti Congressuali. Un dato ben evidenziato dai 255 distretti vinti da Bush nel 2004, contro i soli 242 conquistati da Obama, nonostante che l’attuale presidente abbia ottenuto 2 punti percentuali in più del suo predecessore a livello nazionale.

Il voto per il Rappresentante a volte diverge dall’orientamento presidenziale, un fenomeno ancora significativo ridottosi con la crescente polarizzazione degli ultimi due decenni. Nel 2008 34 deputati repubblicani sono stati eletti in distretti vinti da Obama, mentre i Democratici contano tra loro fila ben 49 Rappresentanti eletti in collegi che hanno premiato McCain. Un elemento che rende più complicata la tenuta della maggioranza democratica alla Camera. In questi collegi, prevalentemente bianchi, con una popolazione anziana e con un orientamento conservatore, l’approvazione di Obama è inferiore alla media nazionale. Alle elezioni di medio termine il presidente non è sulla scheda elettorale, ma i candidati del suo partito fanno molto fatica a separare le loro fortune da quelle dell’inquilino della Casa Bianca. Alcuni Rappresentanti democratici, appartenenti alla “corrente” dei Blue Dogs, enfatizzeranno la loro opposizione ai provvedimenti più controversi dell’Amministrazione Obama, come i salvataggi delle banche o la riforma sanitaria, ma l’esito del voto sarà determinato per lo più dal clima nazionale. Il miglior termometro è rappresentato dall’indicazione di voto generica per la Camera, ovvero quale partito si intende votare indipendentemente dal proprio Rappresentante.  Secondo Gallup, la più prestigiosa società demoscopica degli Stati Uniti,  il “Generic House Ballot” suddiviso per i due partiti ha mostrato un’elevata capacità di prevedere la distribuzione dei seggi.

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Secondo questa previsione di Gallup i Democratici rischiano di perdere la maggioranza se non superano il 48% nel voto ai due partiti, quello che non conteggia le schede per i partiti minori, che su scala nazionale di solito non superano il 5%. La maggioranza è fissata a quota 218, quindi i Democratici dovranno contenere le loro perdite ad un massimo di 37 Distretti. In base alle previsioni di Gallup dovranno quindi conquistare una percentuale del voto ai due partiti superiore al 48%, che si dovrebbe tradurre in un distacco di 3, massimo 4 punti rispetto ai Repubblicani. Attualmente la media Pollster delle intenzioni generiche di voto per la Camera rileva una sostanziale parità, con il centro sinistra americano in leggero vantaggio.

http://www.pollster.com/polls/us/10-us-house-genballot.php

I sondaggi attuali sono effettuati in maggioranza sulla platea degli elettori registrati, ovvero tutti coloro che sono attualmente inseriti nelle liste elettorali. Le midterm sono però contrassegnate da una partecipazione particolarmente bassa,  di conseguenza il dato attuale potrebbe non essere così indicativo. Tradizionalmente i Repubblicani riescono a guadagnare qualche punto percentuale grazie alla maggior propensione di voto del loro elettorato. Di conseguenza, in questo momento la maggioranza democratica è incerta, una possibile sconfitta che avrebbe gravi conseguenze sulla capacità di azione dell’Amministrazione  Obama.

Andrea Mollica

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