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Spinoza: dal web a un libro (serissimo)

Spinoza: dal web a un libro (serissimo)

Sono partiti, quasi per caso, da un blog e oggi approdano in libreria. Gli (ir)responsabili di Spinoza.it, Alessandro Bonino e Stefano Andreoli tra gli altri, hanno dato vita a Spinoza. Un libro serissimo (Aliberti,  € 12).
Duecentoquaranta pagine che condensano alcune tra le migliori battute – molte inedite – del miglior blog satirico del 2009, che deve il nome al filosofo più scomunicato di tutti i tempi. Sabato al Salone del libro di Torino, tra un bicchiere e l’altro a margine dell’ostensione del libro – così l’hanno chiamata -, li abbiamo incontrati in uno stand Aliberti preso d’assalto da estimatori e curiosi.
Partiamo dall’aspetto editoriale. Il vostro libello arancione è, nello stand di Aliberti, gomito a gomito con Paolo Guzzanti, Debenedetti, Wojtyla e la D’Addario. Vuol dire che con un blog si può arrivare dovunque?
Beh, nel caso di Wojtyla sì.

Come vi è venuta l’idea di diventare questa specie di aggregatore satirico sul web?
Spinoza è nato nel 2005 per impulso di Alessandro Bonino, che aveva già un suo blog e all’inizio ha pensato Spinoza come una raccolta incentrata sull’attualità. Dopo un po’ alcuni amici hanno iniziato a scriverci in libertà, poi sono arrivato io (Stefano Andreoli alias Stark, ndr) e la cosa si è allargata fino a diventare quello che è, cioè una community che ruota intorno a un forum che è il laboratorio da cui si selezionano i contenuti.

Alle volte mi viene da pensare che la politica italiana spesso sia ridicola già di per sé. Questo è un limite o un vantaggio per chi la prende in giro?
Si può fare un grafico: all’inizio è un vantaggio, poi dopo, a mano a mano che sali, è un ostacolo, perché rischi di finire negli stereotipi.

Il vostro successo è segno che c’è fame di satira, che quella in tv non basta?
Nella televisione italiana oggi non c’è satira, al massimo un umorismo funzionale a una risata, che va sullo stereotipo e si focalizza su aspetti secondari. Pensa che Televideo, nella descrizione di “Parla con me”, scrive ‘satira’. Dov’è la satira?

Beh, ogni tanto Vergassola…
Sì, quando ci copia le battute!

Oh a proposito ci sarà qualcuno che non ha mai tratto ispirazione da Spinoza, no?
Sì: Wojtyla, Beckett e forse Dario Fo. E anche Ahmadinejad, che peraltro un suo stile satirico ce l’ha. Invece Al Bano ci ha accusato di plagio, come a Michael Jackson.

Nella prefazione Marco Travaglio dice che è una fesseria pretendere che la satira sia bipartisan. Ma voi vi divertite di più a bastonare Berlusconi o il Pd?
Beh, prendere di mira persone che si pensa simpatizzino per te dà più soddisfazione.

C’è chi sostiene però che chi fa satira a sinistra bersaglia solo il Pd. E’ un problema di visibilità?
La satira è proporzionale alla visibilità, le altre forze del centrosinistra sono un agglomerato subatomico. Cosa possiamo dire se non che gli elettori di Sinistra e libertà non sono abbastanza per fare una partita a scopone?

La satira ha dei tabù?
No. Se ha tabù non è satira. Al massimo ci possono essere dei tabù individuali, di stile, ma noi siamo in tanti e questi tabù personali vengono annullati.

Mi incuriosisce questo passaggio dal web al libro. È l’editore che vi ha cercato o siete voi che vi siete proposti?
La verità è che l’abbiamo fatto per soldi. Vedi, Mondadori ci aveva chiesto di trarre un libro partendo da Spinoza.it, e anche se è una casa editrice libera con tante persone di qualunque orientamento che ci scrivono, avremmo potuto dare un’idea sbagliata. Dal di fuori la gente poteva pensare che vendersi a Berlusconi fosse uno sputtanamento. Invece, anche grazie alle nostre apparizioni sul “Fatto quotidiano”, siamo entrati in contatto con Aliberti. La verità comunque è che volevamo stare sullo stesso scaffale di Valerio Scanu.

Solo oggi a Torino avrete venduto centinaia di copie in poche ore. Quanta gente passa su Spinoza.it ogni giorno?
Siamo oltre il milione di pagine viste al mese. Il che significa oltre le 35 mila al giorno, ma se prendi febbraio sembrano di più.

Lorenzo Pregliasco

Nato nel 1987 a Torino. Si è laureato con una tesi su Obama, è stato tra i fondatori di Termometro Politico, collabora con «l'Espresso» e ha scritto su «Politico», «Aspenia», «La Stampa».
Insegna all'Università di Bologna e alla Scuola Holden.
Ha scritto Il crollo. Dizionario semiserio delle 101 parole che hanno fatto e disfatto la Seconda Repubblica (Editori Riuniti, 2013) e Una nuova Italia. Dalla comunicazione ai risultati, un'analisi delle elezioni del 4 marzo (Castelvecchi, 2018).
È direttore di YouTrend.

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