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Regno Unito 2010: le differenze programmatiche tra i candidati

Regno Unito 2010: le differenze programmatiche tra i candidati

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Il 6 maggio si voterà per le elezioni legislative nel Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord. I tre principali partiti politici che si contendono la leadership del governo sono: il Partito Liberal-Democratico capitanato da Nick Clegg, il Partito Conservatore guidato da David Cameron e il Partito Laburista del primo ministro Gordon Brown. Il 15 aprile, per la prima volta della storia del Regno Unito, i leader dei tre partiti principali hanno partecipato ad un dibattito televisivo per discutere dei loro programmi e delle loro priorità. Ecco i punti programmatici e le differenze tra le tre forze politiche.

Economia e fisco.

Laburisti: Gordon Brown ha esordito col suo intervento nel confronto tv sottolineando l’a-normalità della competizione elettorale a causa delle conseguenze della crisi economica e finanziaria del 2008. Brown, già Cancelliere dello Scacchiere per dieci anni, punta molto sulla sua riconosciuta competenza in materia economica e il manifesto elettorale del Partito Laburista ben sottolinea come la politica di Brown, che lo ha visto in prima fila nel contributo che i governi nazionali hanno dato alle banche in difficoltà, sia stata quella che, insieme al neo-keynesismo di Obama, ha salvato “il sistema finanziario ed economico mondiale”. Brown promette di continuare ad andare su questa strada in cui lo stato appare come garante delle controversie economiche dei privati ma al tempo stesso è pronto ad intervenire nei casi più urgenti. In situazione di necessità Brown ha dovuto innalzare le imposte per i grandi patrimoni. Questa mossa, che inizialmente sembrava essere la negazione di uno dei capisaldi della “Terza Via” di giddensiana memoria, ha aumentato la sua popolarità tra la popolazione delusa dal sistema bancario nazionale e dagli speculatori. Nonostante questa aria d’affidabilità nel campo economico Brown risente ancora di qualche “scivolone” (in primis lo scandalo delle carte di credito legato alla Northern Rock e i dissapori col Cancelliere dello Scacchiere Dairling).

Conservatori: David Cameron e il manifesto del Partito Conservatore definiscono un fallimento la politica economica dei governi laburisti per due ragioni principali: in primo luogo perché si è trattata di una politica economica capace di accumulare un deficit fin troppo alto, in secondo luogo perché non sono state mantenute tutte le promesse fatte ai contribuenti britannici. Appunto per questo il leader conservatore ha confermato il suo no a qualsiasi aumento dei contributi, ha ribadito il taglio di 6 miliardi di spesa pubblica frutto sprechi e soprattutto l’eliminazione di gran parte del deficit nel corso della prossima legislatura.

Liberal-Democratici: il “mantra” dei Liberal-Democratici si basa su una promessa di riduzione del carico fiscale nei confronti del contribuente (in un paese che ha avuto 11 anni di governi a guida Thatcher la cosa non appare scontata) e i temi economici sono ovviamente tra le priorità di Nick Clegg. Il piano economico e fiscale dei Liberal-Democratici è un piano che prevede un’azione mirata del governo volta a garantire, da un lato, un maggiore sostegno delle banche alle imprese, attraverso una facilitazione nella concessione di prestiti, dall’altro a tutelare anche i singoli cittadini (soprattutto quelli disoccupati), che non resteranno più di 90 giorni senza lavoro, perché dopo tale periodo sarà loro garantita l’immissione nel mondo del lavoro. Sul fronte del mercato del lavoro molto opinionisti hanno definito la proposta di Clegg come la più chiara e la più specifica.

 

Legge elettorale.

Laburisti: Il Partito Laburista ha già avviato, nel corso del primo governo Blair, una riforma riguardante la Camera dei Lord che ha visto ridurre i Lords ereditari al numero di 92 su 737 membri attuali. Brown, difendendo la tesi secondo cui la nomina dei Lord avviene tramite nomina regia su proposta governativa, ha dichiarato di voler abolire del tutto la quota di Lord ereditari. “Basta con questi Lord ereditari!” è stato uno degli slogan più efficaci di tutto il dibattito televisivo tra i tre leader.

Conservatori: David Cameron accusa Gordon Brown e tutto il Partito Laburista d’ipocrisia: non si capisce infatti perché i Laburisti non hanno modificato la legge elettorale per la House of Lords in questi 13 anni di governo. Cameron per molto tempo non si è espresso sulla composizione della camera alta del regno e ha puntato molto sull’alto tasso di propaganda presente nella proposta di Brown di abolire l’ereditarietà in senso alla Camera dei Lord sotto elezioni.

Liberal-Democratici: Clegg si è detto favorevole all’abolizione dell’ereditarietà nella Camera dei Lord. Su questo punto concorda con Brown e denuncia l’impossibilità di Cameron di esprimere una posizione per non turbare gran parte dello stato maggiore del Partito Conservatore. Sulla legge elettorale per eleggere la totalità dei membri della Camera dei Comuni Clegg è stato l’unico ad aver proposto una modifica in quanto considera la legge vigente squilibrata a favore dei due partiti principali.

 

Immigrazione.

Laburisti: Il Partito Laburista difende, come nelle altre issues, la posizione del governo Blair prima e Brown poi. Ritiene inutile la proposta conservatrice dell’ingresso nel paese agli stranieri con posto di lavoro assicurato. I laburisti si proclamano fautori dell’integrazione pur nel rispetto delle regole che gli extracomunitari in Gran Bretagna devono rispettare. Nonostante queste posizioni progressiste, Brown ha più volte dichiarato che in caso di vittoria non intende mettere mano alla storica legislazione sull’immigrazione ed al British Nationality Act del 1981 che abolì lo ius soli e che rappresentò una vera e propria rivoluzione copernicana nel campo delle politiche dell’integrazione regolate sin dal 1948.

Conservatori: Il Partito Conservatore britannico di Cameron si è molto avvicinato al “centro” negli ultimi anni (il leader dei Tories è ironicamente chiamato “Tory Blair”) ma sull’immigrazione l’impianto teorico e programmatico non è cambiato rispetto al periodo della Thatcher. I Conservatori si battono per la definizione di una quota massima per l’ingresso degli extracomunitari nel paese. Si dicono disposti a accettare deroghe solo nel caso in cui l’extracomunitario abbia la certezza di lavorare stabilmente presso qualche luogo di lavoro. Cameron sostiene che tramite questo tetto agli stranieri e tramite l’ingresso permesso solo agli extracomunitari certi di trovare un posto di lavoro il flusso di stranieri, compresi quelli clandestini, dovrebbe ridursi da “qualche centinaia di migliaia” a “qualche decina di migliaia”.

Liberal-Democratici: Nick Clegg attacca pesantemente tutta la legislazione in materia degli ultimi 25 anni. Nonostante il secondo British Nationality Act sia del 1981, è probabile (il candidato non si è mai espresso in proposito) che lo consideri uno dei male del paese. La posizione dei Liberali sull’immigrazione si basa sulla reale comprensione degli aspetti politici e sociali che spingono molti extracomunitari a cercare lavoro in Gran Bretagna. Clegg ha più volte denunciato il fatto che l’ottica filo-Commonwealth prima, e quella filo-europea (per necessità!) dopo hanno offuscato la problematica riguardante l’immigrazione che non proviene ne dalle ex colonie ne dai paesi membri dell’Unione Europea. Sul tema dell’integrazione le affinità tra Liberali e Laburisti sono evidenti e risentono delle medesime affinità che si registrano nel campo delle politiche della sicurezza (anche se in Gran Bretagna appare fuorviante bollare il tema della pubblica sicurezza come un problema causato dagli immigrati) ben sintetizzati nel noto motto blairiano “”Sconfiggere il crimine e le cause del crimine).

 

Sicurezza.

Laburisti: Brown ha più volte definito il problema della sicurezza urbana come uno dei problemi cardine della nuova società britannica. Il tema del bullismo è molto sentito nelle varie città e per questo Brown ha proposto due linee politiche parallele per sconfiggere il fenomeno: da una parte educare e puntare sulla scuola per eliminare la piaga del bullismo, dall’altra potenziare la polizia sia nell’ambito dell’organico (riducendo gli sprechi e riducendo il personale impiegato in uffici) sia nell’ambito delle politiche salariali, promettendo stipendi più alti per le forze di polizia. Brown ha fortemente attaccato Cameron sempre su quest’ultimo punto in quanto una copiosa riduzione della spesa pubblica, e quindi del carico fiscale, non possono che de-potenziare la polizia e rendere più insicure le città del paese.

Conservatori: Cameron ha risposto negando le critiche di Brown sul potenziamento della polizia nazionale e ha improntato il suo programma all’insegna della legge e dell’ordine. Cameron ha denunciato più volte, citando fatti concreti e realmente avvenuti, l’iniquità e le falle di un sistema che rischia di vedere fuori dal carcere molti ladri e criminali pronti di nuovo a ricommettere le medesime malefatte. Per far fronte a questa situazione l’unica soluzione è tolleranza zero: non si può transigere sullo sconto di pena e va ridotto il peso della buona condotta negli istituti penitenziari.

Liberal-Democratici: il tema della sicurezza è stato forse uno di quello che ha visto Laburisti e Liberali convergere maggiormente. Clegg infatti ha denunciato la politica di Cameron che, pur paventando un maggior stanziamento governativo per le forze dell’ordine, in realtà ridurrebbe la capacità d’azione della forza pubblica. Di fatto Clegg è stato l’unico ad aver denunciato l’assenza di un sostegno economico esplicito alla polizia. E’ importante ricordare che i Liberal-Democratici sono storicamente un partito che ottiene buoni consensi tra le forze dell’ordine e per questo Clegg ha molto combattuto difendendo la categoria e attaccando Cameron in modo da delineare una tacita comunanza di vedute Lib-Lab (sul rapporto tra Liberal-Democratici e forze di polizia si veda il caso delle elezioni comunali 2008).

 

Istruzione.

Laburisti: la politica dell’istruzione nel programma del Partito Laburista ha sempre rappresentato un fiore all’occhiello sin dal 1997. Tony Blair col suo motto “Istruzione, istruzione, istruzione” ben definì le priorità del suo governo e la politica scolastica dei laburisti, assieme a quella sanitaria, è stata molto spesso citata come esempio nonostante alcuni problemi scaturiti in gran parte dall’annosa problematica del bullismo giovanile. Brown continua a difendere nel suo programma l’operato dell’esecutivo. Nonostante tutto secondo molti osservatori su questo tema la proposta dei Laburisti ha perso linfa. Brown ha promesso maggiori fondi all’istruzione pubblica denunciando i bassi stipendi degli insegnati degli istituti pubblici. Ma per il resto non sono previsti grandissimi stanziamento o modifiche radicali.

Conservatori: sulla scuola pubblica il Partito Conservatore pare abbia cambiato la sua linea politica. David Cameron, di famiglia nobile, ha studiato presso l’esclusivo college di Eton. E dai tempi di Alec Douglas-Home, anch’egli conservatore, che un primo ministro non proveniva da quel prestigioso istituto. Cameron però fa di tutto per dare di se un’immagine “popolare” e vicina alla gran parte della popolazione: si reca a Westminster in Parlamento e sul tema della scuola più che illustrare un programma si sforza di narrare una storia. La sua. Cameron sottolinea il fatto che i suoi due figli frequentano una scuola statale e lo farà anche il prossimo che aspetta dalla moglie. Cameron si è impegnato ad  aumentare i fondi per la scuola pubblica e su questo fronte appare più convincente che su altri temi anche se i suoi rivali politici denunciano il fatto un aumento degli stipendi per gli insegnati è impossibile con un ampio taglio della spesa pubblica.

Liberal-Democratici: il Partito Liberal-Democratico attacca pesantemente tutta la politica del passato nel campo dell’istruzione e della formazione. Clegg  ha detto chiaramente che sarebbe molto meglio lasciar maggiore libertà di manovra agli insegnanti oggi stritolati dalle direttive del governo sulle raccolte fondi e dalla minaccia di improvvise chiusure per la riduzione della spesa. Alcuni commentatori hanno criticato la proposta di Clegg in quanto potrebbe basarsi su una riduzione del carico fiscale e quindi su una conseguente riduzione dei fondi per la scuola pubblica.

 

Difesa.

Laburisti: il dibattito elettorale sulla difesa si è concentrato soprattutto sul ruolo dei soldati di Sua Maestà Britannica nel mondo, in primis in Afghanistan. Brown continua a sostenere necessario l’impegno britannico in Afghanistan in quanto in quella area si elaborano l’80% degli attentati terroristici contro Europa e Nord-America. Per Brown da questo punto di vista è quanto mai necessario un impegno a Kabul per stabilizzare il governo democratico di Hamid Karzai ed evitare il rischio di attentati di stampo qaedista sul suolo britannico. Il governo ha fornito tutto il necessario per la difesa delle truppe e negli ultimi mesi la difesa ha fornito elicotteri d’attacco. Brown ha ribadito che senza i mezzi e l’equipaggiamento necessario non se la sente di mandare nuovi soldati in Afghanistan.

Conservatori: David Cameron denuncia la scarsità di mezzi a disposizione delle truppe britanniche in Afghanistan. I conservatori su questo punto da anni battagliano contro il governo alla Camera dei Comuni. I Tories dunque considerano insufficiente l’equipaggiamento per l’esercito e considerano un atteggiamento tipico da campagna elettorale quello dei laburisti che promettono nuovo fondi alle forze dell’ordine. Sull’insicurezza dell’Afghanistan Cameron si è detto d’accordo con Brown ribadendo che, proprio per l’instabilità politica dei paesi dell’area, è quanto mai necessaria la presenza di un deterrente nucleare sul suolo britannico.

Liberal-Democratici: il programma dei Liberal-Democratici sulla difesa si basa su un punto cardine ben preciso: innalzare il livello dello stipendio minimo dei militari. In particolar modo Clegg ha definito “scandaloso” il fatto che ci sia un così basso divario di stipendio tra soldati al fronte e personale dell’esercito in patria. Con questa proposta gli eredi dello storico Partito Whig intendono pescare tra l’elettorato militare, storicamente considerato filo-conservatore, oggi abbastanza insofferente per le difficoltà riscontrate in Afghanistan e per la bassa popolarità del conflitto tra i cittadini britannici.

Lorenzo Pregliasco

Nato nel 1987 a Torino. Si è laureato con una tesi su Obama, è stato tra i fondatori di Termometro Politico, collabora con «l'Espresso» e ha scritto su «Politico», «Aspenia», «La Stampa».
Insegna all'Università di Bologna e alla Scuola Holden.
Ha scritto Il crollo. Dizionario semiserio delle 101 parole che hanno fatto e disfatto la Seconda Repubblica (Editori Riuniti, 2013) e Una nuova Italia. Dalla comunicazione ai risultati, un'analisi delle elezioni del 4 marzo (Castelvecchi, 2018).
È direttore di YouTrend.

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