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Elezioni presidenziali austriache: un voto pieno di incognite

Elezioni presidenziali austriache: un voto pieno di incognite

vienna

Domenica 25 aprile i cittadini austriaci si recheranno alle urne per eleggere il loro Presidente della Repubblica. L’Austria è una Repubblica federale è il potere esecutivo è nelle mani del governo guidato dal suo Cancelliere. Per certi versi si tratta di una forma di governo molto simile a quella tedesca, ma con due differenze, che comunque non cambiano in modo significativo il modello istituzionale rispetto a quello vigente in Germania…

 

In primo luogo la camera alta del parlamento austriaco (chiamata anche a Vienna Bundesrat) è composta dai membri dei 9 Bundesländer in cui è diviso il Paese. Ma mentre in Germania i membri del Bundesrat per ogni Land sono esponenti del governo regionale, in Austria a scegliere i membri del Bundesrat sono i consigli regionali che, di conseguenza, molto spesso si dividono dividono i delegati secondo una logica spartitoria, rappresentativa dei rapporti di forza presenti delle assemblee dei vari Bundesländer.

In secondo luogo la principale differenza tra l’ordinamento tedesco è quello austriaco è proprio rappresentato dalle elezioni presidenziali: sia a Berlino sia a Vienna il Capo dello Stato ha un ruolo di garanzia e di rappresentanza. Ma mentre in Germania è il Parlamento ad eleggere il Capo dello Stato in Austria sono i cittadini che possono eleggerlo tramite elezione diretta.

La competizione si preannuncia come una sfida “anomala” figlia della particolare situazione politica e governativa del paese: il Cancelliere Werner Faymann, socialdemocratico, governa con una grande coalizione socialisti-popolari (un’alleanza che ha governato il Paese per quasi 40 anni dopo la fine della seconda guerra mondiale) in quanto era impossibile stringere accordi politici con le altre forze presenti in Parlamento: la xenofoba Bzo, l’ultra nazionalista e pseudo-liberale Fpoe (ex partito di Haider) e i Verdi troppo piccoli (circa il 10%) per ottenere una maggioranza stabile.

La fallimentare esperienza di governo tra il partito di Haider e i popolari aveva portato, nel 2006, alla riproposizione di una Grosse Koalition, ma due anni di continui dissensi, in particolare sulla politica europea, tra i due maggiori partiti aveva portato verso nuove elezioni federali. Il risultato nel 2008  è stato analogo e più preoccupante: socialisti e popolari hanno perso voti sempre a scapito delle destre e sono stati costretti a riproporre la Grande Coalizione questa volta col nuovo e giovanile leader del partito di maggioranza relativa Faymann (della serie: le grandi coalizioni logorano chi ci sta e rafforzano che ne sta fuori).

Domenica dunque, in mezzo a questo scenario inquietante, si vota per eleggere il Presidente della Repubblica austriaca. E la situazione non ripropone lo scenario presente a livello parlamentare e governativo.

Il favorito della competizione elettorale è il Presidente uscante Heinz Fischer, che ora correrà da indipendente dopo una lunga militanza nella socialdemocrazia. Fischer non è solo il favorito perché ha buona fama di esponente politico moderato e perché reduce da sei anni di buona presidenza, ma anche perché…il Partito Popolare non ha un proprio candidato!

La principale contendente di Fischer infatti sarà per la prima volta una donna: si tratta di Barbara Rosenkranz del Fpoe. La candidata dell’ultradestra proverà a sfruttare il vuoto politico causato dall’assenza di un candidato popolare e molti istituti demoscopici gli attribuiscono quasi un quarto dei consensi popolari. La Rosenkranz nonostante tutto non rinuncia alle proprie idee per “realpolitik” o per intercettare il voto moderato (i popolari probabilmente daranno indicazione di voto per Fischer) e ha già proposto l’abolizione della legge che stabilisce il reato di apologia del nazionalsocialismo.

In Europa si guarda da qualche anno con molta attenzione a ciò che accade in Austria: l’instabilità governativa, i limiti alla governabilità causati dal sistema elettorale proporzionale e la sfiducia per la classe politica parevano essere paradigmi pronti a propagarsi in tutto il continente (ricordiamo che in Olanda e in Germania si è da poco usciti da una Grande Coalizione, e una situazione di questo tipo permane in Lussemburgo). La Germania con Angela Merkel ha avuto la forza di uscire dal pantano delle Grandi Coalizioni mentre gli olandesi andranno a breve al voto con incognite analoghe al quelle viennesi (basti pensare al Partito della Libertà dello xenofobo di Geert Wilders).

Sta dunque all’Austria dare una lezione di democrazia e cercare di uscire dalle secche dell’ingovernabilità e del rischio estremista rappresentato dai partiti ultra-nazionalisti. Il Cancelliere Faymann sta facendo di tutto per emergere, connotare la sua politica e far recuperare voti al suo partito.

Se questi sforzi avranno successo forse a in Europa si guarderà con meno timore al laboratorio austriaco. E ci si potrà concentrare pienamente sui rischi di tipo economico che vedono come triste protagonista un altro paese capace di stabilire i “paradigmi” delle democrazie: la Grecia.

Lorenzo Pregliasco

Nato nel 1987 a Torino. Si è laureato con una tesi su Obama, è stato tra i fondatori di Termometro Politico, collabora con «l'Espresso» e ha scritto su «Politico», «Aspenia», «La Stampa».
Insegna all'Università di Bologna e alla Scuola Holden.
Ha scritto Il crollo. Dizionario semiserio delle 101 parole che hanno fatto e disfatto la Seconda Repubblica (Editori Riuniti, 2013) e Una nuova Italia. Dalla comunicazione ai risultati, un'analisi delle elezioni del 4 marzo (Castelvecchi, 2018).
È direttore di YouTrend.

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