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Recensione: «Meglio del sesso. Confessioni di un drogato della politica»

Recensione: «Meglio del sesso. Confessioni di un drogato della politica»

meglio_del_sessoNella più totale disperazione, i sondaggi lo danno perdente contro il candidato repubblicano per le elezioni del 1948, il deputato del Texas Lyndon B. Johnson ha un’idea geniale. Chiama il suo stratega della campagna elettorale e gli illustra il suo piano: annunciare alla stampa che l’avversario repubblicano è stato un violentatore di maiali. “Ma sei pazzo?!?” gli risponde lo stratega “è una follia assolutamente non vera!”. “Certo” risponde il candidato “ma mi spieghi come potrà dimostrare il contrario?”

Il deputato Johnson confermò il suo seggio a Washington. Nel 1963 divenne 36° presidente degli Stati Uniti d’America.

Realtà o finzione? Satira o cattiveria? Come definire questa come le altre “esclusive” informazioni sulla politica americana presenti in questo libro?

“Meglio del sesso. Confessioni di un malato della politica” di Hunter S. Thompson è la massima rappresentazione di quello che negli Stati Uniti definiscono “Gonzo Journalism”, ovvero uno stile di scrittura composto da vari elementi: giornalismo tradizionale, cronaca, ricordi, considerazioni personali, pezzi satirici, missive e fantasia. L’autore è il capostipite, se non forse l’unico autorevole esponente, di questa corrente letteraria divenuta famosa grazie al libro, da cui poi fu tratto anche un film, “Paura e disgusto a Las Vegas”.

Il fatto che si bolli il libro come testo del genere “Gonzo Journalism” non è solo un modo per esporre un’opera ai lettori di un genere di nicchia, ma anche una necessità.

Sarebbe infatti difficile trovare altri aggettivi o nomi di generi per descrivere il libro. Ma possiamo dire senza dubbio che si tratta di un testo che ha un grandissimo merito: offrici delle vere e proprie perle. Politiche e di saggezza.

Il libro infatti narra dell’autore, giornalista per la rivista “Rolling Stone”, e della sua grande passione: la politica e le campagne elettorali.

Un passione che più che “passionale” sarebbe corretto definire come “viscerale”, logorante e a tratti simile a qualcosa di cui risente anche lo stato fisico e psicologico del soggetto. E la cosa aumenta di intensità coi vari riferimenti ai vizi dell’autore nel consumo di droghe, pesanti o leggere che siano, che lo hanno reso celebre anche con altri suoi lavori.

Democratico da sempre, Thompson ha un odio viscerale verso il presidente George Bush (l’azione infatti si svolge tra il 1991 e il 1993) e continua a giudicare negativamente o positivamente le persone che incontra nella vita a seconda di chi hanno votato alle presidenziali del 1960 (Kennedy-Nixon).

Queste sue idee però non gli hanno fatto rinunciare a partecipare, nel corso delle elezioni di mid-term del1990, alla task force repubblicana per far vincere il partito dell’elefantino sia alla camera dei rappresentanti sia al senato. Ed anche a correre, contro democratici e repubblicani, alla carica di Sceriffo presso Aspen, sua città di residenza in Colorado.

Da qui inizia la prima parte del libro che ricorda come tra l’altro il buon Thompson abbia avuto modo di partecipare, come membro dello staff elettorale, ad un epico evento della storia del XX° secolo: la campagna elettorale di George McGovern.

Ne approfitta dunque per illustrare uno scenario cupo, crepuscolare in cui, presso un qualche stabile del Sud Dakota, McGovern and family assistono all’epica disfatta elettorale alle presidenziali del ‘72 mentre, compresa l’aria, Warren Beatty ne approfitta per darsela a gambe levate.

Mentre lo stesso Sud Dakota, “home state” di McGovern, cede alle grinfie della coppia Nixon-Agnew, Thompson, consultando quella perversa cosa che è il modulo coi responsabili territoriali della campagna elettorale, giura eterno rancore verso un ragazzo di 26 anni responsabile della perdita di centinaia di comuni in Texas: William Clinton.

Bill Clinton! Ed è da qui che si riparte con un’accurata descrizione (è presente un calendario con la scansione degli eventi) della campagna elettorale del 1992 che vede in pista, in quota democratica, proprio il giovane governatore dell’Arkansas. Dopo il ritiro e la fine delle sirene pro-Ross Perot, Thompson per forza di cose appoggia Clinton, odiando Bush, e si reca a Little Rock per intervistarlo.

La reazione di Clinton è  curiosa: oltre ad essere illustrato come un “maniaco del sesso” (presenti nel libro tutte le accuse e le ironie sulle “passioni” di Bill, compresa la “droga fumata ma non aspirata” che riveste un ruolo di primaria importanza simbolica in tutto il libro) il comportamento del futuro presidente è scettico e curioso nei confronti dell’interlocutore.

Da qui sono presenti nel libro lettere false di immaginari amici di Clinton che, cogliendo una certa somiglianza dell’autore con un cattivello della stessa classe elementare di Bill, temono per l’incolumità fisica dello stesso Thompson!.

Il libro continua con questo folle ritmo: sono riportate corrispondenze tra Thompson e il vicedirettore dei telegiornali della Cnn Ed Turner, con il collega Carville, il futuro membro del gabinetto presidenziale Stephanopoulos e finte minacce di James Baker ai network tv per falsare i risultati negativi nei confronti di Bush con tanto di presidente texano che osa proporre come data per il primo dibattito presidenziale la domenica delle finali del campionato di Football.

Il libro finisce nel 1994 con un “epitaffio” per la morte di Richard Nixon dipinto come un criminale, il Male, ma pur sempre la persona che forse aveva accesso, tramite l’obbrobrio alla sua politica, la scintilla della passione politica in Thompson. E da questo punto di vista mi è venuto in mente un caso analogo nostrano di “drogato della politica”.

Umorismo all’americana ed affermazioni pesanti sono presenti nel libro che però, anche se queste due caratteristiche possono apparire sgradevoli a molti lettori, ha un grande ed inestimabile merito: essere la fonte di una serie di perle di saggezza e di informazioni sugli States che nessun libro, anche il più completo, potrà mai fornire.

Titolo: MEGLIO DEL SESSO – CONFESSIONI DI UN MALATO DELLA POLITICA, Baldini Castoldi Dalai, 2009

Pagine&prezzo: 320 pp., € 15,00

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Lorenzo Pregliasco

Nato nel 1987 a Torino. Si è laureato con una tesi su Obama, è stato tra i fondatori di Termometro Politico, collabora con «l'Espresso» e ha scritto su «Politico», «Aspenia», «La Stampa».
Insegna all'Università di Bologna e alla Scuola Holden.
Ha scritto Il crollo. Dizionario semiserio delle 101 parole che hanno fatto e disfatto la Seconda Repubblica (Editori Riuniti, 2013) e Una nuova Italia. Dalla comunicazione ai risultati, un'analisi delle elezioni del 4 marzo (Castelvecchi, 2018).
È direttore di YouTrend.

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