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Politica e territorio

Politica e territorio


Discostandosi dalla semplicistica considerazione della “presunta morte del centrosinistra”, abusata e presentata in tutte le salse sui media nazionali, una possibile chiave interpretativa per analizzare il trend elettorale, che prosegue in modo sempre più consolidato dall’aprile 2008 a oggi, è l’importanza crescente del rapporto tra politica e territorio, che si rivela essere ormai un binomio inscindibile nel panorama politico dei giorni nostri.

Il rapporto fra politica e territorio, e ancor più fra partiti e territorio, per l’Italia non costituisce una questione nuova, e affonda le sue radici ben prima della dirompente esplosione della Lega Nord, alla quale va tuttavia riconosciuto il merito di aver svolto un ruolo decisivo nell’affermarne l’importanza.

Il legame politica-territorio ha una storia lunga nella storia della Nazione; è sufficiente evocare l’epoca dei Comuni, i fasti del Rinascimento spaziando dal profondo Sud della corte di Federico II in Sicilia, passando per lo Stato Papale, le corti illuminate della Toscana e dell’Emilia Romagna, le Repubbliche Marinare, il Ducato di Milano, la Serenissima Repubblica di Venezia…

Del resto, è innegabile che per l’Italia il territorio costituisce un ambito critico in quanto, anche focalizzando l’attenzione sull’esperienza repubblicana, esso costituisce più un fattore di divisione piuttosto che di coesione e integrazione.

Proseguendo la nostra riflessione, non è possibile non soffermarsi sull’articolazione fra Nord e Sud dell’Italia, che rappresenta una fonte di contrasto e in parte di rottura.

L’irrisolta questione meridionale, nel dibattito politico e nelle strategie dello Stato, è concepita come un limite, un rischio, un ostacolo insidioso all’impresa di costruire l’Italia, unificarne e saldarne l’identità. Per certi versi, è paradossale riconoscerlo, gli unici a riuscire nell’impresa sono stati il compianto Mike Bongiorno con le sue fortunate trasmissioni televisive e le vicende, a volte culminate in grandi successi sportivi, della Nazionale di calcio, di cui ogni italiano si sente un po’ c.t. (commissario tecnico).

L’Italia dei Comuni, l’Italia delle Città costituisce, per molti versi, l’identità vera dell’Italia. L’Italia, tralasciando le mistificazioni presentate per ragioni di potere da diverse fazioni nel corso del tempo, si presenta come un contesto unito dalle differenze, dalle molte particolarità locali. Riconoscendo il quadro reale della situazione, risulta logico e comprensibile che i partiti dell’Italia repubblicana debbano misurarsi con la dimensione territoriale, con le distinzioni e le specificità che la caratterizzano.

Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di questa immagine.Le strategie organizzative dei partiti, la definizione della rappresentanza degli interessi tengono inevitabilmente conto dell’Italia delle regioni dei comuni e delle segmentazioni del territorio.


In particolare, con la tornata elettorale dell’aprile 2008, seguita alla caduta del governo Prodi, bisogna registrare come il territorio abbia riconquistato una posizione di centralità  all’interno dello scenario politico nazionale.

A testimonianza di questa riaffermazione dell’elemento territoriale è necessario sottolineare:

  • la nuova ondata leghista che passa dal 4,6% delle elezioni politiche del 2006 all’8,3% del 2008 e raggiunge il massimo storico in occasione delle ultime elezioni europee, toccando il 10,2% a livello nazionale. In vista delle elezioni regionali 2010, il movimento di Bossi pare sia ulteriormente in ascesa e aspira ad avere due governatori in due grandi regioni del Nord: Veneto e Piemonte.
  • la prosecuzione dell’esperienza del Movimento per l’Autonomia (MPA), partita in occasione delle elezioni amministrative del 2005 e culminata con l’elezione a governatore della Sicilia di Raffaele Lombardo.
  • la solidità rinnovata del SVP trentino e il buon risultato dei vari partiti autonomisti in Sardegna nelle elezioni regionali del 2008.
  • i dibattiti interni ai due principali partiti del Paese che ricorrono a tecniche come le “primarie” o le “consultazioni popolari” per scegliere i candidati alle elezioni (da Veltroni candidato premier per le elezioni politiche del 2008 a Vendola come candidato per le prossime elezioni regionali in Puglia) o per decidere il nome del nuovo partito ( Popolo della libertà) per tornare a stabilire un contatto diretto con gli elettori e il territorio.
  • Le voci di federalizzazione dei partiti si rincorrono sia nel Pd (è sufficiente richiamare le proposte di Cacciari, Chiamparino e Penati per l’esigenza di un “Pd del Nord”), che nel Pdl (basti pensare ai tentativi di Galan, governatore uscente del Veneto o ai continui stop-and-go relativi alla nascita di un Partito del Sud da parte di Micciché).

Insomma, la ricerca di strategie per radicare il partito nel territorio non si arresta mai e rimane costantemente all’ordine del giorno in tutte le segreterie di partito.

A conclusione di questo ragionamento, possiamo ribadire come il legame con il territorio riesca a garantire il senso di utilità politica per ottenere il consenso, la possibilità di corrispondere alla domanda di democrazia dei cittadini senza scorciatoie, costruendo un rapporto fra leader, partito e elettori che esalti la politica e infine la costruzione e la maturazione della nuova classe dirigente, perché in questo modo le leadership locali e nazionali sono obbligate ad una conquista continua del loro ruolo e della loro stessa leadership.

Fabio Ronchi

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