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Le due Italie del Quirinale e del Governo Conte

Quanti sono (e chi sono) gli italiani che promuovono Mattarella e quelli che promuovono governo Conte?


I primi mesi di attività del Governo Conte sono stati all’insegna dalla classica “luna di miele”, ossia quel periodo in cui un governo appena entrato in carica gode del favore di buona parte degli elettori, anche tra quelli dei partiti di opposizione. Una luna di miele certificata (e confermata settimana dopo settimana) dai sondaggi, che hanno visto i due partiti di governo, Lega e Movimento 5 Stelle, attestarsi entrambi poco sotto il 30% dei consensi. Lo stesso premier Giuseppe Conte ha fin qui fatto registrare livelli di fiducia piuttosto alti.

Gli italiani hanno quindi messo da parte le divisioni e si sono uniti sotto il nuovo governo? In verità, non è così. Anche perché la figura istituzionale che rappresenta la nazione nel suo complesso (e non solo una parte, per quanto maggioritaria, dell’elettorato) è il Presidente della Repubblica. E nonostante le polemiche che hanno accompagnato alcuni dei suoi atti – soprattutto nelle complicate fasi che hanno preceduto la nascita del governo dopo lo stallo elettorale del 4 marzo – Sergio Mattarella gode ancora di un notevole apprezzamento tra gli elettori.

Nonostante il consenso di cui gode il Governo Conte in questa prima fase, quindi, sembra essere confermato il consueto “dualismo” tra le due principali figure al vertice delle istituzioni politiche nazionali: il Capo dello Stato a rappresentare i cittadini nella loro totalità, da un lato, e il governo a governare a nome della maggioranza di essi, dall’altro. Non è certo una novità, beninteso. Nell’assetto istituzionale italiano la separazione di questi due ruoli (a differenza di quanto avviene ad esempio negli USA o in Francia) serve proprio a garantire questo dualismo.

I dati del sondaggio Quorum, di cui abbiamo già parlato in relazione all’atteggiamento degli italiani verso l’Europa, ci raccontano qualcosa di più anche sul diverso tasso di approvazione verso i due vertici delle istituzioni del nostro Paese.

Vediamo per prima la valutazione nei confronti del Governo Conte. Il primo elemento degno di nota è che i giudizi positivi superano quelli negativi (38 per cento contro 23). Ma vi è anche una fetta molto grande di elettori (39%) che sospendono il giudizio.

Comprensibilmente, i giudizi positivi più numerosi (due su tre) si riscontrano tra gli elettori del Movimento 5 Stelle, da cui proviene il maggior numero di ministri (lo stesso Conte era stato indicato da Luigi Di Maio come ministro prima delle elezioni). Ma anche tra gli elettori della Lega si riscontrano cifre del tutto simili, a dimostrazione del fatto che il governo in questo suo inizio di attività ha incontrato il favore dei due partiti di maggioranza in modo trasversale.

Non sorprende, invece, il fatto che tra gli elettori dei partiti di opposizione provengano perlopiù giudizi negativi, soprattutto da parte di chi oggi voterebbe per il Partito Democratico. Ma forse il dato più significativo è che la maggioranza relativa di questi elettori (addirittura il 56% in Forza Italia) esprime un giudizio neutro, in attesa che si dispieghino i primi atti concreti del governo. Una quota molto alta (31%) anche tra gli elettori di M5S e Lega.

Anche per quanto riguarda il Presidente della Repubblica, i giudizi positivi sono prevalenti: sono il 59% contro il 21% di giudizi negativi e il 19% di “neutri”. Ma non si tratta di un giudizio uniforme.

La scomposizione per elettorati dipinge un quadro meno roseo: i giudizi positivi verso Mattarella sono prevalenti tra chi oggi voterebbe per il M5S (53%) ma quelli negativi toccano il 27%; ancora più critici verso il Capo dello Stato sono gli elettori che oggi voterebbero per la Lega: meno della metà (42%) esprime un giudizio positivo, e ben 3 su 10 uno negativo. La diffidenza verso Mattarella è piuttosto diffusa anche tra gli elettori di Forza Italia, a dimostrazione che ancora oggi nel centrodestra l’attuale Presidente è percepito come una figura istituzionale di parte. A conferma di ciò, tra gli elettori del PD le opinioni verso Mattarella sono estremamente lusinghiere: quasi la metà giudica il suo operato “molto” positivo”, e i giudizi negativi – tra gli elettori dem – sono sostanzialmente assenti.

Il dato “politico” più rilevante però riguarda forse il Movimento 5 Stelle: a ipotizzare la messa in stato d’accusa di Mattarella non più tardi di qualche mese fa (per la mancata nomina di Paolo Savona a ministro dell’Economia) era stato infatti il capo del M5S, Luigi Di Maio. Questa proposta fu quasi immediatamente accantonata: e forse tra i motivi di questo dietrofront c’è il gradimento nei confronti del Capo dello Stato, anche tra la base dei 5 Stelle. Come mostra il grafico, si tratta di una base che nel corso degli anni è cambiata, divenendo meno critica nei confronti del Quirinale. Lo conferma il fatto che tra chi votò M5S alle Europee del 2014 i giudizi verso Mattarella sono meno positivi (38% contro il 37% di negativi) rispetto a chi lo ha fatto alle Politiche 2018.

La base grillina, in questi anni, si è quindi non solo ampliata numericamente, ma rappresenta oggi un elettorato complessivamente meno “anti-establishment” di quello che nel 2014 votò per il Movimento di Beppe Grillo. Significativo è anche il fatto che allargando lo sguardo a quegli elettori che si dichiarano “vicini” o “molto vicini” al M5S (senza quindi dichiarare necessariamente un’intenzione di voto) le proporzioni rimangono simili, anche se in quest’ultimo caso i giudizi negativi verso Mattarella sono un po’ più numerosi. Complessivamente, quindi, al M5S non conviene contrapporsi al Capo dello Stato, perché andrebbe contro l’opinione prevalente sia tra chi lo ha votato il 4 marzo sia tra chi lo farebbe oggi – o potrebbe verosimilmente farlo domani.

Insomma, tanto il Quirinale quanto il Governo Conte (almeno per ora) sembrano avere le spalle piuttosto larghe quando si tratta di riscuotere la fiducia dei cittadini. Ma la larghezza di queste spalle varia a seconda dei diversi segmenti elettorali. In effetti, per quanto riguarda la divisione in elettorati le distanze sono piuttosto nette, come abbiamo visto. Ed emergono in modo ancora più netto se si considerano gli elettori che si dichiarano vicini a un partito.

Il grafico ci mostra come i giudizi positivi verso Mattarella siano leggermente inferiori a quelli verso il governo tra gli elettori vicini a M5S e Lega e leggermente superiori nel caso degli elettori vicini a Forza Italia. Lo squilibrio più macroscopico si riscontra negli elettori vicini al PD, dove i giudizi positivi verso Mattarella sono estremamente alti e quelli verso il Governo Conte estremamente bassi. Al di fuori di questo elettorato “anomalo”, il Quirinale e Palazzo Chigi ottengono risultati non troppo dissimili.

Ma vi sono altre distinzioni oltre a quelle politiche. Ad esempio, quelle demografiche e sociali. L’ultimo grafico ci mostra come vi siano due classi anagrafiche che hanno atteggiamenti molto diversi: la generazione “X” (35-54 anni) in cui i giudizi sul governo e quelli su Mattarella sono piuttosto simili; e quella più anziana, dei cosiddetti “baby boomers” (tutti quelli che oggi hanno più di 55 anni) dove invece si registrano i dati più positivi per il Quirinale e quelli più bassi per l’esecutivo. Trattandosi di due generazioni contigue, la tendenza che emerge non sembra correlata all’età, quanto alle diverse condizioni riscontrate durante il proprio percorso di vita.

E che la condizione sociale sia un fattore potente per “spiegare” la fiducia nella massima istituzione dello Stato piuttosto che nel “governo del cambiamento” (o viceversa) lo dimostrano infatti i dati dei laureati e quelli dei disoccupati. Tra i primi, i giudizi positivi verso Mattarella sono significativamente più alti della media, mentre quelli sul governo sono più bassi; tra i secondi invece i giudizi positivi verso il governo sono i più alti di tutte le altre categorie occupazionali: superano (seppur di un soffio) quelli verso il Quirinale, che – caso praticamente unico tra le suddivisioni socio-demografiche – sono molto inferiori al 50%.

Appare chiaro quindi come vi sia un atteggiamento molto diverso tra le differenti categorie sociali verso il governo e la presidenza della Repubblica. Le fasce sociali in qualche modo meno “esposte” all’incertezza (pensionati, laureati) nutrono un’alta fiducia nel Capo dello Stato e guardano con un certo scetticismo al Governo Conte; governo che, al contrario, è guardato con maggiore speranza da chi (come i disoccupati o gli “arrabbiati” della generazione X) nutre invece sfiducia verso l’establishment, sommamente rappresentata dal Colle più alto.

 


Salvatore Borghese

Laureato in Scienze di Governo e della comunicazione pubblica alla LUISS, diplomato alla London Summer School of Journalism e collaboratore di varie testate, tra cui «il Mattino» di Napoli e «il Fatto Quotidiano».
Cofondatore e caporedattore di YouTrend. È stato tra i soci fondatori della società di ricerca e consulenza Quorum e ha collaborato con il Centro Italiano di Studi Elettorali (CISE).
Nel tempo libero (quando ce l'ha) pratica aikido, tira con l'arco e corre sui go-kart. Un giorno imparerà anche a cucinare come si deve.

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