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Il ritorno del voto generazionale

Le ultime due tornate elettorali hanno fatto riemergere il “cleavage generazionale” che era sembrato assopirsi. Nel 2018 si è confermato che la generazione più giovane vota diversamente da quelle più anziane


Il voto di domenica ha, non troppo sorprendentemente, rivoluzionato l’Italia per ciò che riguarda la geografia elettorale e la sociologia del voto. Semplificando, il Movimento 5 Stelle e la Lega (per alcuni accomunati nella categoria di partiti “anti-sistema”) sono riusciti a sfruttare la scarsa capacità dei partiti tradizionali di dare risposte concrete ed immediate alle inquietudini degli italiani, conquistando il voto di gran parte dell’elettorato.

La riprova di questo è che il M5S ha raccolto più consensi nelle regioni dove il tasso di disoccupazione è più elevato, mentre la Lega ha ottenuto più voti nelle zone dove è più alta la presenza di stranieri. In entrambi i casi possiamo osservare come la scelta verso un partito può essere spiegata – in parte – dall’utilità percepita che il singolo elettore può avere del voto al partito scelto (si pensi alla proposta di un reddito di cittadinanza per i disoccupati e alle politiche anti-immigrazione per gli elettori della Lega).

Il dato è in linea con le tesi proposte da diversi studi accademici che sottolineano una relazione tra i comportamenti di voto e i processi socio-economici contemporanei che, creando nuovi conflitti e fratture (cleavages) nella società, lasciano spazio alla nascita di issues che possono essere politicizzate.

voto età Il ritorno del voto generazionale
il voto per fasce d’età nel sondaggio Quorum per Sky TG24 (3240 casi)

Le variabili socio-demografiche

Oltre a questi fattori, che incidono sulla scelta di voto nel breve o medio periodo, bisogna tenere in considerazione anche variabili di tipo socio-demografico, che invece sono considerabili come “variabili costanti” (o di lungo periodo).

Le caratteristiche socio-demografiche come età, genere, istruzione e composizione familiare sono state da sempre considerate come delle variabili correlate alle scelte degli elettori, soprattutto in passato. La relazione tra età e comportamento di voto rappresenta un aspetto importante e tradizionale degli studi elettorali: l’età, infatti, costituisce una delle variabili di base dell’approccio «sociologico» alla spiegazione del voto, insieme al genere e all’occupazione.

In passato si poteva osservare come il voto dei giovani fosse solitamente più orientato verso sinistra, mentre quello delle donne fosse più conservatore e quello degli anziani più moderato. È opinione comune però che le trasformazioni socio-economiche degli ultimi decenni abbiano assopito queste tendenze anche se l’ingresso progressivo di giovani elettori, socializzati in contesti politici differenti, sta riportando l’età ad essere una variabile rilevante nella decisione di voto. Come sostengono due autori Piergiorgio Corbetta e Luigi Ceccarini

vivere la fase della giovinezza in un particolare momento storico-politico segna gli orientamenti individuali e accomuna i soggetti in base a una specifica visione del mondo”.

Quindi adottare un’ottica generazionale potrebbe risultare utile per spiegare, almeno in parte, la distribuzione del voto per fasce d’età.

Il voto del 2013

Già nel 2013, i dati ITANES suggerivano come il M5S fosse riuscito a conquistare una buona parte dei propri voti proprio tra l’elettorato più giovane: più del 40% degli elettori tra 18 e 24 anni aveva infatti scelto il Movimento e la propensione di voto era inversamente proporzionale all’età.

Per quanto riguarda il PD, invece, il trend era stato esattamente opposto. Infatti, la propensione di voto verso il PD era direttamente proporzionale all’età: aumentava all’aumentare degli anni degli elettori. Non a caso, le fasce d’età in cui il PD raccolse maggiori consensi furon quelle dai 65 anni in su. Anche il voto al Popolo della Libertà seguiva lo stesso trend.

Le elezioni 2018 nel voto dei giovani

Le elezioni del 2018 confermano il dato delle precedenti, ovvero si può notare come la maggior parte dei voti al M5S arrivi dalle fasce d’età più giovani. Diversamente da allora, però, il Movimento è riuscito a conquistare anche altri segmenti dell’elettorato. Il risultato migliore (39,9%) rimane quello nella fascia d’età tra i 25-34 anni, in cui rientrano coloro che nel 2013 facevano parte della fascia d’età precedente (dove il M5S aveva ottenuto oltre il 40%).

Il dato è molto significativo in quanto dimostra come gli elettori che si sono socializzati alla politica in quel determinato periodo storico e hanno votato il M5S nel 2013 sono rimasti fedeli. Inoltre, è interessante osservare come sia riuscito a penetrare nelle fasce d’età che componevano la base elettorale di PDL e PD nelle passate elezioni, come si può osservare dal fatto che il 38,7% degli elettori tra 45 e 54 anni abbia espresso una netta preferenza nei loro confronti.

Analizzando il voto della Lega, invece, non si può può non tenere in considerazione anche la dimensione geografica, che nel 2013 ebbe un ruolo importante, mentre in questa tornata si è decisamente ridimensionato. Ad ogni modo, il risultato migliore per la Lega (21,2%) è stato conseguito nella fascia d’età 18-24. Questo potrebbe indicarci la costituzione di una generazione caratterizzata da sentimenti anti-politici e anti-sistema. Il PD e FI confermano la loro tendenza ad essere più votati nelle fasce d’età più alte.

Così, se per Corbetta e Ceccarini questo “cleavage generazionale” si è andato via via assopendo fino alle elezioni del 2008, oggi probabilmente il fenomeno si sta ripresentando, in particolare per quanto riguarda la generazione dei millennials (la cui socializzazione politica è avvenuta negli anni 2000).

 


Angelo D'Angelo

Laureato in Mass Media e Politica, con una tesi in Economia dei media. Appassionato di comunicazione politica e social network. Aspirante social media manager.

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