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Social Monitor: la strategia degli attacchi incrociati

Cosa dicono, quante ne dicono e soprattutto: contro chi si scagliano i leader dei partiti sui social in questa campagna elettorale? La seconda puntata del nostro Social monitor indaga le strategie degli attori principali…


Continua la corsa su Facebook e Twitter dei principali leader in una campagna elettorale dall’alto tasso social. Non ci sono cambiamenti nell’andatura di post e tweet: Di Maio continua con un ritmo alto e allarga il suo vantaggio su Salvini. Renzi e Berlusconi rallentano mentre Grasso mostra qualche segnale di ripresa. In queste ultime due settimane i filoni sono più omogenei: candidature e programma. E sale la tensione tra i partiti con attacchi incrociati sempre più frequenti, ma che nascondono un disegno strategico ben preciso.

Le due ultime settimane della campagna elettorale sui social confermano il quadro fotografato nella fase di start up. Il leader del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio tiene alta l’intensità della sua azione sui social, sfruttando anche l’importanza di eventi come la presentazione delle liste e il suo viaggio a Londra per incontrare importanti membri della comunità finanziaria; in questi due settimane, tra post e tweet raggiunge quota 157 per un totale di 325 in circa un mese di campagna. La gestione delle piattaforme è praticamente invariata rispetto alle settimane precedenti con Facebook (144 post) che traina la comunicazione 2.0 del leader pentastellato rispetto a Twitter (33 tweet). Nello storytelling grillino è entrata però la politica estera, con una narrazione precisa: dimostrare di avere un profilo istituzionale riconosciuto. È questo il “macro-filone” del M5S in cui confluiscono i temi di tweet e post di Di Maio. Il messaggio che stanno cercando di far arrivare all’elettorato è: siamo capaci di governare. In questo senso Di Maio utilizza le piattaforme social per la tecnica del fact checking allo scopo di disinnescare le critiche mosse dai giornali, in particolare, sulle coperture economiche del suo programma.

Il leader della Lega Matteo Salvini non riesce a tenere il ritmo, fermandosi a 138 tra tweet e post in queste seconde due settimane. Ma continua ad essere presente in modo costante, con un flusso continuo che non ha cambiato i suoi filoni principali: sicurezza, immigrazione, flat tax. Lungo queste tre direttrici si muovono i contenuti di tweet e post. Rispetto alle prime due settimane con riferimento a notizie di cronaca il candidato premier del Carroccio dimostra la sua capacità di timesurfing, ovvero di cavalcare temi presenti nel dibattito pubblico. In particolare i fatti di Macerata sono stati una vetrina attraverso la quale veicolare la sua comunicazione contro l’immigrazione e accrescendo, in particolare nelle ultime due settimane, lo hate speech  (linguaggio dell’odio) nei confronti degli immigrati. Al contrario dei suoi competitor, Salvini disegna la sua strategia esclusivamente sul profilo politico/elettorale con scarsi riferimenti al programma e costruendo un’immagine, per ora, che presenta un deficit evidente per quel che riguarda il profilo istituzionale e la capacità di governo. Nella gestione delle due piattaforme Salvini ha modificato la strategia su Twitter, non facendo più i copia/incolla da Facebook, ma aggiungendo i tweet delle interviste su giornali e tv (che sono 188 e fanno crescere esponenzialmente il numero di cinguettii, 238 nelle ultime due settimane e 412 dall’inizio della campagna elettorale).

Nell’analisi del percorso di Silvio Berlusconi ha pesato il fattore salute, che ha rallentato la campagna elettorale del leader di Forza Italia come dimostra il calo di post e tweet nelle ultime due settimane (32 in totale rispetto ai 75 della prima fase). La sua strategia non cambia: concetti chiave su 3-4 temi e i social che rappresentano un megafono della comunicazione sui media classici, come confermano i circa 66 tweet relativi a interviste televisive. Il candidato di Forza insiste sulla sua capacità di governare fondata sull’esperienza e l’immagine costruita è quella di chi sa fare il premier. Lo storytelling berlusconiano è estremamente efficace perché chiaro e costruito su contenuti in grado di arrivare all’elettorato e sopratutto di essere compresi.

Come il leader di Forza Italia, anche Matteo Renzi ha rallentato la sua andatura, anche a causa del caos delle liste che ha creato molte fibrillazioni sui media (tradizionali e non). In queste seconde due settimane Renzi si ferma a 33 tra tweet e post rispetto ai 76 delle precedenti. Sui suoi social, però, non vi è praticamente traccia delle polemiche sulle candidature. Renzi ha seguito, invece, i filoni della presentazione della campagna elettorale, del programma e dei candidati. Manca per ora, nella comunicazione del PD il filone “Europa”. C’è un elemento di novità, però, rispetto alle prime due settimane: in particolare su Twitter il segretario del PD utilizza il retweet per veicolare i contenuti di Giorgio Gori, Nicola Zingaretti, Emmanuel Macron, Carlo Calenda, Pier Carlo Padoan. Questo indica una tecnica precisa: utilizzare i ministri, gli esponenti del PD o persino il presidente francese come testimonial della sua campagna elettorale.

Il candidato di Liberi e Uguali Pietro Grasso, infine, sembra dare qualche segno di risveglio sulla campagna social. Il numero dei tweet e dei post delle ultime due settimane è di 48 contro i 25 dei primi 15 giorni, ma è ancora debole e poco costante, e senza una narrazione precisa. In molti casi post e tweet sono condivisioni o retweet dei profili di Liberi e Uguali. Probabilmente la strategia di Grasso non individua nei social uno strumento per parlare al proprio target, ma un canale su cui deve comunque essere presente.

Ma, oltre a un’analisi puramente quantitativa, lo studio della comunicazione social dei vari leader permette di individuare delle precise strategie dietro gli attacchi. Strategie dettate anche dalle dinamiche di un sistema elettorale che induce a polemizzare con gli avversari più lontani ma ad essere molto più cauti con gli altri per non compromettere le possibilità di alleanze post voto.

Da quest’analisi si evince come i più colpiti siano stati il PD e i suoi nomi di spicco. Il Partito Democratico è stato attaccato almeno una volta da tutti i leader rivali, soprattutto da Salvini, Di Maio e Giorgia Meloni, ma ha anche subìto il “fuoco amico” dell’alleata Emma Bonino. La leader di +Europa ha infatti criticato apertamente in quattro tweet le misure prese da Minniti e dal Governo sui migranti, tema su cui i due soggetti si dividono. I bersagli principali della Bonino sono stati però, prevedibilmente, M5S e Lega, criticati per le loro posizioni antieuropeiste. Mentre molti attacchi al PD si concentrano sulla figura di Matteo Renzi, solo la Meloni cita direttamente il premier Paolo Gentiloni, in due distinte occasioni.

Ma per il PD le critiche più decise arrivano da Matteo Salvini, che in più occasioni si è espresso con toni molto forti. Il leader leghista è anche l’unico a tirare in ballo più volte e direttamente le forze alla sinistra del PD, anche se i suoi attacchi sono riferiti quasi esclusivamente alla Presidente della Camera Laura Boldrini.

Salvini parla molto spesso anche del Movimento 5 Stelle, e in quasi tutti i casi emerge una precisa finalità: mostrare le posizioni “di sinistra” del movimento di Di Maio, in particolare quelle favorevoli o ambigue in tema di immigrazione, in modo da marcare una forte differenza fra i due partiti sul tema caratterizzante della Lega. Ad esempio in ben quattro occasioni cita il voto favorevole del M5S alla risoluzione europea che riconosce la figura del “migrante climatico”.

La Lega è invece, a sua volta, il bersaglio preferito di Matteo Renzi, che fra i suoi rivali cita quasi esclusivamente Salvini (in ben quattro occasioni, in un periodo in cui il leader PD è stato comunque poco attivo su Twitter).

Chi invece esce quasi indenne da queste due settimane di campagna sui social è Silvio Berlusconi, dato che fra i quattro principali partiti Forza Italia è di gran lunga quello meno attaccato: solo una citazione da Renzi, una da Salvini e due da Emma Bonino, mentre Di Maio si concentra soprattutto sull’alleanza fra Forza Italia e la Lega.

Complessivamente, proprio il leader del Movimento 5 Stelle è, fra i politici presi in considerazione, quello che si è dedicato di più a criticare gli avversari su Twitter: il 40% dei suoi tweet cita almeno uno dei rivali (per gli altri leader questo dato oscilla fra l’8,5% di Grasso e il 27% di Renzi). I temi più ricorrenti sono la qualità delle liste elettorali e, soprattutto, l’alleanza del centrodestra, indicata come “finta” e “poltronistica”.

Berlusconi nei suoi tweet adotta invece una strategia opposta, quasi totalmente incentrata sul programma elettorale del centrodestra, lasciando poco spazio agli attacchi ai rivali: cita solo sette volte il Movimento 5 Stelle (denunciandone il dilettantismo e le posizione programmatiche ambigue) e una volta il PD per criticare i risultati dell’ultimo Governo.

Infine, Pietro Grasso è in assoluto il leader che utilizza meno tweet per attaccare i rivali: solo tre, uno per criticare le liste del Partito Democratico e due su Salvini e la Lega.

Un capitolo a parte lo merita il modo in cui è stata affrontata la sparatoria di Macerata. Nella giornata di sabato solo quattro leader ne hanno parlato – Renzi, Grasso, Salvini e Meloni – in tutti i casi approfittandone per una più o meno velata polemica politica. Il segretario del PD, pur invitando a non strumentalizzare, ricorda che l’attentatore era stato candidato con la Lega. Il Presidente del Senato critica apertamente la dimostrazione di solidarietà di Forza Nuova, ma anche la Lega, pur non citandola ma limitandosi ad elencarne alcune posizioni e dichiarazioni. Di segno totalmente opposto, ma simili fra loro, le uscite social di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, che incolpano rispettivamente “l’immigrazione fuori controllo” e la sinistra (quest’ultima solo su Facebook).

Le giornate di Macerata, probabilmente, sono stati uno dei primi campi di battaglia della campagna elettorale su cui offline ed online hanno acceso i riflettori in modo integrato e vedremo le loro ripercussioni sulla Supermedia dei prossimi giorni.

 

(Ha collaborato Francesco Cianfanelli)

Andrea Altinier

Andrea Altinier lavora da anni nella comunicazione politica ed istituzionale ed attualmente si occupa di consulenza di comunicazione strategica e pr in Adnkronos Nordest. Ha lavorato per dieci anni nello staff di Luca Zaia occupandosi della relazione con i media della Regione del Veneto. Ha maturato una consolidata esperienza lavorando nelle istituzioni e nel privato, in particolare presso la società Swg. È stato tra i fondatori e i curatori della rivista digitale www.postpoll.it e ha pubblicato un saggio all’interno del libro “La Nuova Comunicazione Politica” edito da Franco Angeli. Dal 2013 è docente di Comunicazione pubblica e d’impresa presso lo IUSVE di Venezia e Verona. Con Francesco Pira nel 2014 ha pubblicato il libro “Comunicazione pubblica e d’impresa”. Negli ultimi anni ha seguito come spin doctor diverse campagne elettorali e sta approfondendo il tema dello storytelling. E' impegnato in una sfida ambiziosa individuare i driver della comunicazione che modificano le intenzioni di voto. Una sfida che va oltre statistica e sociologia, ma con youtrend.it tutto è possibile.

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