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La “luna di miele” di Macron è davvero finita?

Secondo un sondaggio, Emmanuel Macron ha perso 10 punti di popolarità in un mese presso i francesi. Calo fisiologico e temporaneo o fine dell’idillio?




Qualche giorno fa sualla stampa italiana ha avuto molto risalto la notizia che la popolarità del presidente francese Emmanuel Macron presso i suoi elettori sia in caduta libera.

Alla base di questa notizia, l’ultimo “bollettino” pubblicato dall’istituto demoscopico francese IFOP, secondo il quale a luglio la popolarità di Macron sarebbe scesa di ben 10 punti rispetto al mese precedente. Molti giornali e notiziari italiani si sono affrettati a titolare sulla “fine della luna di miele” del nuovo presidente francese con il suo popolo. Ma è davvero così?

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Intanto, diamo un’occhiata a questi dati: la popolarità di Macron è effettivamente scesa, da giugno a luglio, di 10 punti, passando dal 64% al 54%. Come mostra la tabella – tratta dallo studio originale di IFOP – il dato di partenza (quello di giugno) era in aumento rispetto al mese precedente, quando era al 62%. Quindi c’è stata effettivamente una brusca inversione del trend.

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La prima osservazione da fare è che, nonostante il calo sia effettivamente forte (10 punti in un mese sono tanti), il presidente gode tuttora del consenso di più della metà dei francesi. Il riferimento alla metà non è casuale: in Francia il Presidente non è – come in Italia – una figura super partes, un garante del sistema, in cui gli elettori si possono riconoscere al di là delle diversità di opinioni politiche. È invece un leader politico a tutti gli effetti, eletto direttamente dal popolo a maggioranza assoluta (almeno il 50% dei voti al primo turno o, come avvenuto finora, al ballottaggio).

Una seconda osservazione nasce dal confronto – riportato dalle stesse tavole dello studio IFOP – con i predecessori di Macron, confronto da cui emergono un paio di elementi interessanti: primo, che un calo di alcuni punti nella popolarità del presidente nei suoi primi mesi, in Francia, è la norma; secondo, che il calo di 10 punti in un mese di Macron, per quanto notevole, non costituisce un record negativo: peggio di lui fece, nel primissimo periodo del suo primo mandato, Jacques Chirac, che pure riuscì a farsi rieleggere dopo ben sette anni, peraltro non facili (decisive per la sua rielezione furono le divisioni della sinistra che portarono a sfidare Chirac al ballottaggio Jean-Marie Le Pen invece di Lionel Jospin, all’epoca più popolare di Chirac).

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La terza osservazione riguarda la data di realizzazione del sondaggio e la sua “attualità”: come si legge nella nota metodologica di IFOP, le interviste sono state effettuate dal 17 al 22 luglio. Praticamente una settimana fa. Ora, nell’ultima settimana Macron è salito (ancora una volta) alla ribalta delle cronache internazionali per due operazioni che hanno “infastidito” non poco l’Italia e il suo governo: l’iniziativa unilaterale di mediazione nel conflitto libico (vista come “un’ingerenza” da molti politici e commentatori italiani) e soprattutto l’annuncio che il governo francese eserciterà il cosiddetto “diritto di prelazione” nei confronti dei cantieri navali di Saint-Nazaire, smentendo un patto (siglato dal precedente governo di Hollande) secondo il quale la quota maggioritaria di detti cantieri sarebbe stata acquistata dall’italiana Fincantieri. Queste operazioni hanno di certo molto raffreddato gli entusiasmi verso Macron, in Italia; ma non in Francia, almeno a giudicare dalle entusiastiche reazioni che si sono avute Oltralpe a questa seconda iniziativa di Macron.

Insomma, ci sono tutte le premesse affinché il consenso di Macron torni a salire, almeno nel breve periodo. Ciò non vuol dire che la sua “luna di miele” con gli elettori sia destinata a durare per sempre: come insegna un’infinita serie di precedenti in tutti i paesi democratici, prima o poi il consenso di Macron scenderà verso livelli più modesti, forse anche molto al di sotto del 50%. Quando ciò avverrà, sarà pienamente legittimo annunciare la fine della sua “luna di miele” con i francesi. Per ora si potrebbe dire – parafrasando Mark Twain –  che le notizie che abbiamo letto sui giornali riguardo a tale fine fossero quantomeno premature.

Salvatore Borghese

Laureato in Scienze di Governo e della comunicazione pubblica alla LUISS, diplomato alla London Summer School of Journalism e collaboratore di varie testate, tra cui «il Mattino» di Napoli e «il Fatto Quotidiano».
Cofondatore e caporedattore di YouTrend. È stato tra i soci fondatori della società di ricerca e consulenza Quorum e ha collaborato con il Centro Italiano di Studi Elettorali (CISE).
Nel tempo libero (quando ce l'ha) pratica aikido, tira con l'arco e corre sui go-kart. Un giorno imparerà anche a cucinare come si deve.

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