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La rinascita del socialismo attraverso i social media?

Non ci sono solo fattori socioeconomici a spiegare i recenti exploit della sinistra: anche i social media potrebbero aver dato un contributo importante




La sinistra che si ispira al socialismo sta vivendo un momento di rinascita in Occidente: nel Regno Unito, Jeremy Corbyn ha portato il Labour a un risultato eccezionale e inaspettato alle ultime elezioni generali; in Francia, nonostante il crollo del PS, il radicale di sinistra Jean-Luc Mélenchon ha sfiorato il 20% e l’accesso al secondo turno; Bernie Sanders è oggi, secondo un sondaggio, il politico più popolare negli USA. Partendo da questa considerazione, Ben Tarnoff dalle colonne del Guardian ipotizza che vi sia un legame tra questa rinascita e la diffusione dei social media.

Le ragioni sociali di questa rinascita del resto non mancano: i lavoratori in occidente negli ultimi decenni hanno visto crollare il loro standard di vita. I giovani devono faticare per avere un lavoro decente, un alloggio o comunque un minimo di sicurezza materiale. Insomma, le premesse per un rilancio delle proposte politiche basate su una maggiore equità sociale ci sono tutte.

Secondo Tarnoff, “una delle scintille per il risorgere della sinistra è costituita dai social media, uno dei più cruciali e meno compresi catalizzatori del socialismo contemporaneo. Sin dal 2011 – anno delle primavere arabe, indignados, Occupy Wall Street – abbiamo visto come i social possono portare in poco tempo molte persone in piazza. Ma oltre a mobilitare, i social media sono un mezzo per politicizzare”.

I social infatti avrebbero fatto un regalo ai socialisti: una sfera pubblica alternativa. I media mainstream tendono ad essere ostili alla sinistra: “la vicinanza al potere spesso porta i giornalisti ad interiorizzare il punto di vista delle persone più potenti della società. Il risultato è una sfera pubblica che ignora o denigra chi è al di fuori degli standard di pensiero ritenuti accettabili. I social media forniscono uno spazio di incubazione per nuove forme di pensiero politico e di identità politica, che in altri canali sarebbero ritenuti inammissibili”, argomenta Tanoff.

“Già altre volte nella storia il pensiero dominante è stato scalfito dalle nuove forme di diffusione delle idee: la riforma protestante sfruttò la nascita e la diffusione della stampa; la rivoluzione francese aveva i caffè; oggi la nuova sinistra usa Twitter e Facebook”

Le ultime elezioni in UK da questo punto di vista sono state esemplari. Molti media britannici attaccavano Corbyn senza sosta. Addirittura, secondo uno studio della LSE, Corbyn è stato vittima di un processo di denigrazione. In altri tempi, un simile assalto sarebbe stato fatale. Fortunatamente, i social hanno dato ai supporter di Corbyn un’arma potente: banditi dalla sfera pubblica, ne hanno creata una tutta loro. E non si sono limitati ad usare i social: li hanno dominati. E questo, afferma Tarnoff, ha avuto effetti anche offline: i più giovani (quelli che usano maggiormente i social) si sono recati alle urne in numero maggiore del solito, e hanno votato Labour in massa.

La convinzione, propria delle élite brianniche, che i social fossero negativi per la democrazia, è stata ribaltata. Le piattaforme online ci rinchiudono nelle “eco chambers”, radicalizzando gli elettori e rendendo impossibile il confronto? Può anche darsi (e abbiamo visto che le cose non sono così semplici). Ma forniscono anche ai movimenti politici emergenti “una coesione, un senso di identità collettiva, che aiuta a consolidarsi nelle prime fasi. Se la polarizzazione sui media online fosse così forte come credono gli osservatori mainstream, una rimonta come quella dei laburisti alle ultime elezioni sarebbe stata impossibile”.

Nuovi canali come quelli online possono contribuire ad aumentare la partecipazione al voto: le ultime elezioni in UK sono state le più partecipate degli ultimi 25 anni. E le probabilità che un’elezione possa essere vinta grazie a una maggiore mobilitazione e partecipazione sono persino superiori negli USA, dove solo il 55% degli aventi diritto ha votato alle ultime presidenziali. “Non è un tiepido centrismo a poter politicizzare persone che pensano che la politica non abbia nulla da offrire, ma delle alternative forti, e i social media offrono un modo per articolare e promuovere queste alternative forti”, conclude Tarnoff.

 

Qui l’articolo originale di Tarnoff sul sito del Guardian.


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Salvatore Borghese

Laureato in Scienze di Governo e della comunicazione pubblica alla LUISS, diplomato alla London Summer School of Journalism e collaboratore di varie testate, tra cui «il Mattino» di Napoli e «il Fatto Quotidiano».
Cofondatore e caporedattore di YouTrend. È stato tra i soci fondatori della società di ricerca e consulenza Quorum e ha collaborato con il Centro Italiano di Studi Elettorali (CISE).
Nel tempo libero (quando ce l'ha) pratica aikido, tira con l'arco e corre sui go-kart. Un giorno imparerà anche a cucinare come si deve.

1 commento

  • Articolo interessante, penso però che in Italia la sinistra abbia un approccio molto diverso. Forse la sua storia differente la porta ad una certa diffidenza che non ha aiutato, in questi ultimi anni, a far emergere una sinistra del tutto nuova. Anche a causa d’un atteggiamento tendente a snobbare l’universo social.

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