Geografia elettorale delle Europee 2014

28 maggio 2014


Il successo del Partito Democratico di Matteo Renzi è conclamato: molte parole sono state spese sul suo primato pressoché assoluto a livello regionale e provinciale. Tuttavia è interessante analizzare i dati di questa ultima tornata elettorale partito per partito, ed evidenziare alcuni trend innovativi. Per farlo ci avvarremo della mappa interattiva di YouTrend, insieme alle analisi dell’Istituto Cattaneo di Bologna e di Demos & Pi (diretto da Ilvo Diamanti).

Partito Democratico

1 Geografia elettorale delle Europee 2014

Dal confronto fra il risultato del PD nel 2013 (allora guidato da Pierluigi Bersani) e la performance di domenica scorsa, emerge un partito che aumenta consensi in tutte le province. In particolare, come si può notare nella nostra mappa interattiva, il PD migliora considerevolmente nelle province della fascia pedemontana che segue le Alpi da Cuneo a Udine. Ma è nel Nord Est (Trentino, Veneto e Friuli) che il PD di Renzi registra un progresso davvero notevole. Da dove vengono questi nuovi voti? Dall’elettorato moderato e cattolico che 5 anni fa aveva votato PDL e alle politiche Scelta Civica di Mario Monti, partito che in queste zone superava quasi ovunque il 10%. E per la prima volta categorie occupazionali tradizionalmente moderate, come artigiani e liberi professionisti, hanno deciso di votare PD. Un altro punto di forza rispetto al 2013 sono le regioni rosse: in primis la Toscana (che fa registrare un +18,9% complessivo), ma anche le Marche, l’Umbria, le tre province romagnole e Parma. Proprio in Emilia-Romagna si è avuto un progresso del PD nelle zone in cui era più forte il partito di Grillo.

In meridione il progresso è più contenuto, anche se sempre superiore agli 8 punti percentuali. Zone in cui l’aumento è sopra la media sono la Basilicata e la Puglia (dove non tutti i voti di SEL sono confluiti su Tsipras) e la Sicilia orientale, anche qui a scapito del Movimento 5 Stelle, che in tali zone aveva ottenuto risultati notevoli (nel 2013 Siracusa, Ragusa e Caltanissetta registravano percentuali superiori ai 35 punti per il M5S).

Unendo questi due fattori territoriali possiamo spiegare l’analisi dei flussi proposta da Ipsos e che vede il 12% degli elettori PD provenire dall’area di centro ex montiana (principalmente nel Nord Est), e il 10% dal partito di Grillo (regioni rosse e Sicilia).

Movimento 5 Stelle

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Se andiamo a guardare il risultato del M5S emerge un partito più spostato verso il centro-sud. Non si può parlare di vera e propria meridionalizzazione del voto grillino, che nel 2013 era stato invece equamente spalmato su scala nazionale; tuttavia fra le prime 5 regioni solo una (la Liguria) si trova nel Nord. E se guardiamo al risultato per circoscrizione, troviamo il M5S al 24,1% al Sud e al 27,4 nelle Isole. Emergono quindi come roccaforti del Movimento la Sardegna e la zona adriatica che va da Rimini a Lecce. Due dati ancora da sottolineare: l’arretramento in Veneto e Friuli (fra gli 8 e i 10 punti) e l’aumento, ancorché limitato, in Campania (dal 22,1 del 2013 al 22,9 di quest’anno) e in Sardegna (dal 29,7 al 30,5) Del primo probabilmente ha tratto beneficio Renzi, mentre i contenuti progressi del 2014 potrebbero essere causati dallo ulteriore sgretolamento del centrodestra campano e di quello sardo (che lasciano sul campo rispettivamente il 20 e il 18% rispetto al 2009).

Forza Italia

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Forza Italia mantiene la propria caratteristica di partito bifronte: forte (se di forza si può parlare di fronte a percentuali inferiori al 30%, con la sola eccezione di Avellino) sia nel Nord Ovest che nel Centro-Sud. Il partito di Berlusconi ha infatti risultati sopra la media nella porzione di Pianura Padana fra il Piemonte orientale e la Lombardia occidentale, con l’aggiunta della “mosca bianca” piacentina. E poi maggiori consensi in Lazio, Abruzzo e in tutte le regioni del Sud, fra cui la Puglia del recordman delle preferenze Raffaele Fitto. La Sicilia si conferma terra di simpatie berlusconiane, anche se il consenso di Forza Italia si ferma al 21,3%. Tuttavia il partito cardine del centrodestra arriva terzo in 88 province su 108: erano 65 nel 2013.

Lega Nord

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Ed eccoci alla Lega Nord nell’era di Matteo Salvini. Il neosegretario del partito regionalista e anti-euro è riuscito nell’impresa di passare lo sbarramento del 4% e totalizzare complessivamente un buon 6,2%. Come notiamo dalla mappa interattiva che mostra la variazione della Lega rispetto alle politiche 2013, ciò è stato possibile grazie a un aumento del consenso in zone che già in passato avevano premiato Bossi e Maroni. Il Veneto, il Piemonte orientale, la Liguria e le province emiliane settentrionali vedono un aumento del voto alla Lega del 5% in termini assoluti. Salvini è riuscito quindi a far uscire il proprio partito dallo steccato lombardo in cui si era rinchiuso l’anno scorso (contemporaneamente alla vittoria di Roberto Maroni alle regionali) e a riconquistare consenso in province fondamentali come quelle venete, dove tra l’altro la Lega ha sempre avuto risultati migliori rispetto al resto del Nord. Certo, il confronto con il 2009 risulta impietoso (aumentano i voti solo in Valle d’Aosta e a Bolzano), ma le scorse europee rappresentarono un boom dei leghisti, ora invece su valori più vicini alla media dei loro risultati negli ultimi 20 anni.

Nuovo Centro Destra – UDC

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Il cartello elettorale formato dal NCD di Angelino Alfano e dall’UDC di Lorenzo Cesa e Pierferdinando Casini è riuscito a sopravvivere alla soglia di sbarramento, tuttavia è lontano da essere un vero e proprio partito nazionale. Analizzando la composizione territoriale del voto, vediamo come la lista PPE si appoggi su tre piattaforme territoriali: la Puglia, la Calabria e la Sicilia. Nelle restanti regioni NDC-UDC fatica, anche in zone dove la lista centrista riscuoteva maggiori consensi, come il Nord Est e le Marche. Un partito quindi meridionalizzato, né rurale né urbano, che però fatica ad affermarsi globalmente come alternativa a Forza Italia nel panorama conservatore italiano.

L’Altra Europa con Tsipras

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Risultato interessante per la lista a sostegno del candidato della Sinistra Europea Alexis Tsipras: nessun cleavage territoriale chiaro (buoni risultati in Liguria e Trentino come in Toscana, Lazio e Basilicata), se non un maggiore radicamento nei medi e grandi comuni e di conseguenza nelle province più urbane. Ecco quindi percentuali superiori al 5% nelle province di Torino, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari e Reggio Calabria. In questo differisce sostanzialmente dal principale partito “genitore”, SEL, che vedeva un consenso decisamente più spostato verso il Sud. Dato curioso è anche la performance ad Aosta (7,7%) e Bolzano (9,9%) spiegabile con una maggiore attenzione ai temi ambientalisti che caratterizza la sinistra radicale nel contesto italiano e europeo.

Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale

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La formazione di Giorgia Meloni non è riuscita a passare la soglia di sbarramento, ma ha raddoppiato i voti rispetto alla performance del 2013. Crescite consistenti si sono registrate in Piemonte (effetto Crosetto?), Friuli Venezia Giulia, Abruzzo e Lazio, rendendo il partito meno sbilanciato verso il Meridione. Le prime province si collocano in zone di tradizionale forza della destra italiana: Salerno, Rieti, Latina, Pordenone e Viterbo. Tuttavia FDI fatica ancora in due regioni chiave come la Lombardia e l’Emilia-Romagna, dove riesce ad avere risultati apprezzabili solo a Piacenza.

Conclusioni

La tornata elettorale del 2014 ha evidenziato molti nuovi andamenti nella composizione territoriale del voto. In primis il grande successo del PD in un terreno ostico ai partiti riformisti come il Nord Ovest e il Nord Est. Ma come abbiamo sottolineato, ci sono stati cambiamenti considerevoli anche per la Lega Nord, la sinistra radicale e la destra conservatrice. Sarà fondamentale capire se questa distribuzione del voto sarà frutto di una circostanza del tutto eccezionale, o se domenica scorsa è stata disegnata una nuova mappa elettorale, con caratteristiche diverse da quelle della Seconda Repubblica.

 

Andrea Piazza

Nato a Faenza, laureato in Politica, Amministrazione e Organizzazione all'Università di Bologna. Si interessa di sistemi partitici, pari opportunità e riordino territoriale. Ha una grave dipendenza da cappelletti al ragù.

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