Correnti PD: il parlamentino degli eletti democratici

15 aprile 2013


Un’agenzia ANSA di qualche giorno fa, che annunciava la nomina dei vicepresidenti del gruppo del Partito Democratico alla Camera, descriveva in maniera plastica la suddivisione per correnti nel partito guidato da Bersani: «sono Paola De Micheli vicario (area Letta), Silvia Velo (giovani turchi), Andrea Martella (area Veltroni), Antonello Giacomelli (area Franceschini) e Gero Grassi (area Fioroni)». Tutti questi guidati dal bersaniano Roberto Speranza, segretario regionale del PD in Basilicata e coordinatore della campagna elettorale di Bersani. E per i renziani, proprio niente? Per loro c’è Roberto Giachetti, vicepresidente della Camera.

Si narra, addirittura, che nell’aula di via degli Uffici del Vicario riservata ai gruppi parlamentari, quando si riunisce l’assemblea dei deputati democratici si sia consolidata una certa prassi: «I renziani in alto a sinistra, i lettiani poco più in basso, Rosy Bindi e i suoi in alto a destra, con Franceschini, mentre il corpaccione dei bersaniani e i Giovani turchi restano sparsi al centro dell’emiciclo».

Se questa può essere una ricostruzione che estremizza il dibattito interno al Partito Democratico, d’altra parte non si può negare la suddivisione per correnti, che nel tempo si è consolidata ma che le recenti elezioni hanno riorganizzato, a causa dell’intervento fondamentale di due fattori: i numerosi nuovi parlamentari, eletti attraverso le primarie di fine dicembre, che hanno ridotto all’osso alcune componenti già in difficoltà (pensiamo ai Teodem, ad esempio) e l’ingresso ufficiale in Parlamento di nuove aree, dai seguaci del sindaco di Firenze, ai Giovani Turchi, passando per i Civatiani.

Il gruppo più numeroso, sia alla Camera che al Senato, è quello dei Bersaniani. Di stretta osservanza, alla Camera, ne contiamo tra i 70 e i 75, affiancati da un gruppo più “liquido” di circa 35 deputati, per una quota pari al 38% dei democratici alla Camera. Segue Areadem, la componente di cui fanno parte Franceschini, Fioroni e Fassino che, insieme ai nostalgici di Veltroni, si spartiscono pressocché equamente i seguaci. Alla Camera contiamo tra i 60 e i 65 appartenenti ad Areadem, pari a circa il 21%, ben distanti, perciò, dai Bersaniani. Al Senato, invece, la distanza tra i due gruppi si riduce di molto, ed e quantificabile sulle dita di una mano.

Arriviamo a una nuova componente, i cosiddetti Renziani. Ne troviamo una quarantina alla Camera (14%) e una dozzina al Senato (11%). Seguono i Lettiani: circa venticinque rappresentanti tra Camera e Senato, per la precisione una ventina alla Camera (6%) e il resto al Senato (5,5%).

Appaiate, una componente storica della sinistra italiana e una nuova componente, che nel recente passato hanno vissuto una storia comune, finché gli onorevoli Fassina, Orfini e Orlando non hanno deciso di recidere il legame con Massimo D’Alema. Parliamo quindi di Giovani Turchi e D’Alemiani che, sia alla Camera che al Senato “controllano” tra il 4% e il 5% dei gruppi del Partito Democratico. Seguono le due aree guidate da Rosy Bindi e da Giuseppe Civati.

Per concludere troviamo una piccola schiera di parlamentari vicini a Laura Puppato, gli eletti appartenenti al PSI, i Teodem (qualcuno c’è ancora) e una quota di parlamentari eletti al di fuori dagli schemi di corrente, che ammonta a circa il 7,5% del totale.

Volendo fare dei calcoli sul totale degli eletti del Partito Democratico potremmo perciò suddividerli in Bersaniani (35%), appartenenti ad Areadem (23%), Renziani (13%), Lettiani (6%), D’Alemiani (4,5%) e Giovani Turchi (4,5%), Bindiani (2%), Civatiani (1,5%), un gruppo di indipendenti (7,5%) e i rimanenti delle componenti minori, incluso il PSI (3%). Nel contesto attuale, estremamente caotico, se il Partito Democratico optasse per un Congresso “serrato”, giocato tra militanti e tesserati, queste cifre peseranno, eccome. Il tutto con una nuova incognita: quella di Fabrizio Barca.

Stefano Catone (Sito Web)

Nato nel 1986 in provincia di Varese, si è laureato in Relazioni Internazionali. Stagista di professione - al Parlamento Europeo e a Radio 24, nella redazione de «La Zanzara» - è da sempre appassionato di politica e dei fenomeni sociali che riguardano il nord Italia. Cura il blog a più mani «On the Nord» e ha scritto «Un Po di contraddizioni – Il libro verde della Lega». Ama il calcio, soprattutto quello giocato, meglio se sui campi polverosi di provincia.

10 commenti

  1. loretta fazzi 15 aprile 2013 Rispondi

    come dicevamo ieri a Parma con l’amica adriana di Milano, appena conosciuta, non è fondato parlare di correnti… non siamo correnti, anzi detestiamo le correnti, siamo la base all’interno del partito, particolare non di poco conto…

  2. Buongiorno, desideravo gentilmente chiederle dove si colloca il Senatore MARCO Filippi in questo orizzonte? grazie, non trovo dati da nessuna parte.
    Giulia

    • Author

      Buongiorno Giulia, stando alle ricostruzioni giornalistiche il Senatore Filippi è vicino a Pierluigi Bersani. Lo sostenne al Congresso 2009 e in occasione delle primarie per i parlamentari viene indicato come “bersaniano” da La Nazione.

  3. luciano.mendillo 21 dicembre 2013 Rispondi

    Basta con bersaniani lettiani d’alemiani turchi(ci mancano solo ( marocchini o arabi)tutti uniti per combattere chi ci ha rovinato da 20anni.Io sono Renziano e come previsto sta lavorando bene e con velocità.Solo che certe persone anche del PD si dovrebbero mettere da parte.Aggiungo sono di Latina non abbiamo un Sindaco anche se eletto da oltre 2 anni è di c.dx mai visto ne sentito commento di tutti i cittadini

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  1. [...] da un sismografo, sarebbero l’1,5% del gruppo Pd. Ma in realtà, la corrente mobile, quella che antepone le ragioni ai capibastone, è molto più [...]

  2. [...] Com que la situació no era prou complicada, el mandat de Napolitano, que ocupa el Palau del Quirinal des del 2006, expira el proper 15 de maig. L’elecció del nou President començarà aquest dijous. O sigui que al sudoku del govern s’hi afegeix el de la presidència de la República. Si no fos pel tradicional autolesionisme de l’esquerra aquesta podria ser una partida relativament fàcil de guanyar. El President de la República és escollit per una assemblea conjunta dels 630 diputats, 315 senadors i 3 delegats de cadascuna de les 19 assemblees regionals. Després de les tres primeres votacions, on es requereix una majoria de 2/3, és suficient la majoria absoluta, poc més de 500 vots. La coalició d’esquerres compta amb 490 vots i estaria, per tant, molt a prop de la majoria necessària. N’hi hauria prou amb trobar un candidat capaç d’atraure un grapat de vots fora de la pròpia coalició. El problema és que ara mateix el PD, segons la gloriosa tradició de l’esquerra italiana, s’està dividint en infinites corrents internes, amb agendes i candidats propis. Youtrend, per exemple, s’ha posat a comptar-les i a pesar-ne el pes en termes de nombre de diputats i n’han sortit dotze. [...]

  3. [...] guerra interna tra Bersaniani, Renziani, Turchi, Lettiani, D’Alemiani e tanti altri (qui è possibile vedere un’analisi delle “correnti” del Partito Democratico) e non si è ancora capito quale strada sceglierà di percorrere riguardo al Presidente Della [...]

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