L’affluenza della domenica

25 febbraio 2013


Ieri i cardinali si sono riuniti in preghiera per celebrare il giorno del Signore.Per questo YouTrend è stata costretta a tornare a dedicarsi ad eventi più mondani quali le elezioni politiche nazionali. Ieri c’è stata la prima giornata di votazioni: i leader politici come al solito si sono recati alle urne in mattinata, e non sono mancati gli appelli ad andare a votare.

Appelli che però, a quanto pare, sinora non sono stati ascoltati da tutta la popolazione: pesantissimo infatti lo scarto dell’affluenza di ieri sera rispetto alla stessa ora della domenica delle elezioni di cinque anni fa.  Per quanto fosse prevedibile una flessione, probabilmente non in molti si aspettavano che alle 22 di ieri si sarebbe recato alle urne appena il 55,2% degli aventi diritto al voto, ovvero il 7,4% in meno rispetto a cinque anni fa.  Nonostante le previsioni anche piuttosto catastrofiche che stanno circolando nelle ultime ore, comunque, in base al trend che si sta sviluppando negli ultimi anni in cui gli italiani hanno preso l’abitudine a votare in numero piuttosto consistente nella mattinata di lunedì, l’affluenza dovrebbe attestarsi sopra il 70% con con un calo che sarà probabilmente comunque tra i 5 ed i 9 punti percentuali rispetto al dato definitivo delle ultime elezioni (80,6%).

Per quanto sia possibile ipotizzare, sempre che dalla situazione registrata dai sondaggi di due settimane fa non sia cambiata in maniera sensibile nell’ultimo periodo, chi sia stato danneggiato particolarmente questa flessione, è comunque complicato riuscire a definire la reale distribuzione del voto ai partiti sul territorio.  Questo è soprattutto dovuto al fatto che è la prima volta che il Movimento 5 Stelle, accreditato di percentuali estremamente rilevanti di consensi, si presenta su scala nazionale, ed è quindi ben complicato ipotizzare in quale regioni sia più forte ed in quali più debole.

Comunque, in uno scenario in cui l’astensione colpisce particolarmente il Nord Ovest (-8,0%) ed il Sud e le Isole (-9,6%) ed in cui è soprattutto nei centri più piccoli che non si va a votare (l’affluenza ha fatto segnare -4,6% nei comuni sopra il mezzo milione di abitanti, -5,7% nei comuni tra i 200.000 ed i 500.000, -5,9% in quelli tra i  100.000 ed i 200.000, e addirittura -8,1% in quelli sotto i 100.000), se si prova a vedere se sono presenti correlazioni tra la variazione dell’affluenza e l’andamento di alcuni partiti nel 2008, si può notare come là dove il centrodestra nel 2008 era più forte è proprio dove il calo della partecipazione al voto è stato più netto.

Si può dunque da qui concludere che l’astensionismo – come d’altra parte da molti preventivato – abbia colpito duramente il centrodestra tradizionale?  Per quanto non si possa afermare con certezza, è sicuramente quantomeno probabile, dal momento che la mappa delle variazioni dell’affluenza (escludendo la notevole eccezione del Veneto, che da questo punto di vista si sta comportando in maniera almeno apparentemente anomala) fa corrispondere le tendenze più marcatamente negative alla geografia elettorale della fu Forza Italia.

Un’ultima segnalazione, inoltre, va fatta sull’analisi del dato politico che emergerà dalle urne nella giornata di domani.  Da un calo così marcato, infatti, più importante dell’analisi sui risultati in termini percentuali ottenuti dai partiti sarà probabilmente una valutazione sui voti in termini assoluti.  Per esempio, se si ipotizzasse un calo del 7,3% dell’affluenza  rispetto al 2008 (e quindi un 73% di votanti a questa tornata, come stima YouTrend), e si presumesse che tutti i voti dispersi verso l’astensione (circa 3.400.000) fossero voti persi dal centrodestra, la coalizione guidata all’epoca da Silvio Berlusconi (con in più La Destra, che nel 2008 corse da sola) avrebbe avuto comunque circa 900.000 voti di vantaggio sul centrosinistra guidato all’epoca da Walter Veltroni;  un centrosinistra che con ogni probabilità raccolse a sua volta – in termini assoluti – un numero di voti nettamente superiore a quelli che otterrà Bersani quest’anno.  Sarà quindi interessante provare a capire in quali direzioni – ed in quali entità – si sarà distribuito il patrimonio politico di centrodestra e centrosinistra in queste elezioni.

Davide Policastro (Sito Web)

Bolognese, classe 1983, ha studiato da informatico e poi da storico (la sua tesi di laurea è sull'istituto referendario in Italia). Oltre alla politica segue appassionatamente Scarlett Johansson, il progressive rock e la sua squadra del cuore, il Manchester United.

4 commenti

  1. Aggiungo: se l’astensione del nord e` dovuta al maltempo e` probabile che siano i più anziani ad essersi astenuti. Questo giova senz’altro a Grillo che non e` tra i più anziani che ha i suoi più grandi sosteitori. Ma mi piace anche immaginare che le donne anziane con gioielli e pellicce anziché’ votare il solito Silvio preferiscano starsene al caldo o, perché no, a Cortina, perché in fondo, a loro, non cambia nulla. Ma quest’ultima osservazione e` un po’ meno verosimile della prima.

  2. Oltre all’astensione va conteggiata la presenza di Grillo e in parte di Monti a spanne almeno 20% che su 50% del 2008 fa un altro 10% in meno per il centrodestra

  3. chissà cosa significa la tenuta dell’affluenza in Veneto…
    indipendentisti, m5s e fare a manetta?!

    secondo l’abate di Venezia la sfida finirà così:

    http://sondaggipoliticiserenissimi.blogspot.it/2013/02/risultati-della-finale-del-trofeo.html

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  1. [...] forze conservatrici, dalla Democrazia Cristiana al forzaleghismo. Come rimarca l’analisi dei sondaggisti di Quorum,  ”se si prova a vedere se sono presenti correlazioni tra la variazione dell’affluenza e [...]

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