YouTrend
E la Grecia disse Sì al memorandum UE

E la Grecia disse Sì al memorandum UE

L’analisi dettagliata, partito per partito, delle elezioni “definitive” che hanno consegnato la Grecia ad un governo di coalizione tra conservatori e socialisti per il rispetto degli impegni presi con l’Europa


Attese come mai in passato, le elezioni greche sono state seguite anche da chi non conosceva neppure il nome dei principali partiti o politici ellenici. Si votava per decidere se a guidare il Paese fosse la sinistra radicale di Syriza con la promessa di un rifiuto del memorandum di salvataggio UE e una sua ridiscussone totale (pur rimandendo nell’euro) e il centrodestra di Nuova Democrazia, che chiede una dilazione dei termini dell’accordo europeo per poter far respirare l’economia, a terra a causa dell’austerità.

La legge elettorale che dà 50 seggi di premio al primo partito faceva facilmente prevedere una polarizzazione, ma vediamo i risultati:

risultati grecia2 E la Grecia disse Sì al memorandum UE

circoscrizioni grecia E la Grecia disse Sì al memorandum UE
Circoscrizioni, primo partito: Nea Dimokratia (BLU), Syriza (ROSA)

È interessante prima di tutto osservare il confronto con i dati del 2009, le ultime elezioni “normali”, ossia prima della crisi economica, che videro il PASOK trionfare e superare del 10% Nuova Democrazia. Ebbene dal 2009 vi è stato un evidente spostamento a destra, poichè la perdita di meno del 7% da parte di ND e Laos è più che compensata dai valori ottenuti dagli Indipendenti greci e da Alba Dorata, oltre che dai liberisti di Recreate Greece/Drasi, cosicchè di fatto vi è uno swing per la destra di poco meno del 9%, anche se in valori assoluti solo di 200 mila voti.

In realtà è molto probabile che questo swing sia stato provocato da due fattori: l’aumento dell’astensione, cresciuta di oltre il 7% (è facile abbia colpito il partito allora maggioritario, il PASOK, che poi è stato il più duramente colpito dalla crisi); e gli elettori del PASOK che hanno trasferito voti a ND, in una logica dell’alternanza che del resto in Grecia già esisteva, con i due principali partiti soggetti a swing consistenti tra loro. E del resto il PASOK è il partito nato originariamente dall’unione di socialisti e dell’Unione di centro di Papandreou, rappresentante soprattutto di ceti di dipendenti statali, con elettori piuttosto moderati.

Con riferimento anche alle elezioni di maggio, tuttavia, analizziamo le performances dei partiti, a cominciare da quelli che hanno incrementato i propri voti:

Nuova Democrazia: È il vincitore quasi “obbligato” delle elezioni, il partito prescelto dai ceti che più temono una uscita dall’euro, la conseguente svalutazione dei risparmi ancora posseduti, la perdita dei posti di lavoro ancora esistenti, con la consapevolezza che da perdere c’è ancora molto, alimentata dall’inizio della penuria di farmaci e i pericoli di black-out. ND sale del 10,81%, attingendo certamente al liberista ed europeista DISY (forza che si è fusa con ND dopo le elezioni di maggio, quando ebbe il 2,56%), ma anche agli altri spin-off di ND, ovvero gli Indipendenti Greci che perdono il 3,1% e l’unione dei partiti liberisti Recreate Greece e Drasi che si erano fusi ma perdono insieme un 2,5% in un mese; inoltre probabilmente ND prende un 1% dal PASOK stesso e dalle forze disperse sotto il 3% (come il Laos che perde più dell’1%) oltre che beneficiare un poco della maggiore astensione.

Difatti, in controtendenza rispetto a maggio Nuova Democrazia ha i maggior incrementi nelle zone urbane e più densamente popolate, ad Atene centro prima di tutto (+15%) ma anche nella periferia di Atene, il Pireo, nell’Attica, a Salonicco, tutte aree in cui l’incremento è maggiore della media nazionale, e inoltre nel Dodecaneso e a Creta, nell’Euritania, aree in cui addirittura progredisce rispetto al 2009 e in cui il PASOK tre anni fa superava il 50% a dimostrazione del parziale travaso di “voti utili” proveneinte anche dai socialisti.

Syriza: nonostante non si affermi come primo partito anch’essa riesce a incrementare i consensi del 10,11%. Un voto utile a sinistra per l’affermazione di un nuovo polo alternativo al centrodestra dopo la delusione per il PASOK, per un cambiamento radicale e la ribellione contro l’austerità, i licenziamenti e i tagli, una mossa difensiva e di fatto conservatrice da parte di larghi strati della popolazione, prima di tutto il pubblico impiego. Si tratta di voti proveniente dal KKE, (4%), dai verdi (il 2%), da Social Agreement e Dimar (circa un 1%), dalle forze radicali e trozkiste sotto il 3% (un altro 2%) e dall’effetto della diminuzione dell’affluenza.

Rispetto a maggio ora i principali incrementi sono nelle isole Ionie e a Creta, laddove erano più forti partiti di sinistra sia nel 2009 (erano roccaforti del PASOK che aveva spesso la maggioranza assoluta) che nel maggio scorso, quando avevano avuto buoni risultati KKE o Verdi o anche i trozkisti di Antarsya, da cui Syruza ha drenato un forte voto utile. Nelle stesse zone, assieme al Pireo, classica roccaforte comunista, rispetto al 2009 il progresso è addirittura intorno al 30%, a dimostrazione dell’opera per ora parziale di sostituzione del voto di sinistra.

Vediamo ora i partiti sostanzialmente rimasti stabili:

PASOK: Riesce a non farsi erodere più dello 0,9%, cosa non facile in un clima di nuova polarizzazione del voto. I suoi elettori sono stati corteggiati sia da Syriza che da Nuova Democrazia, per motivi opposti (un governo di sinistra o la stabilità in Europa) ed è probabile che oltre all’astensione  qualcosa sia stato ceduto a entrambi, ma in realtà ha resistito rispetto a maggio come baluardo di una sinistra riformista e filo-europea.

Il Pasok perde di più nei Rodopi al Nord per fattori locali a favore di Dimar e nelle isole, forse verso Syriza; nei centri urbani principali invece pare maggiore il travaso verso ND, ma recupera invece nella ex-roccaforte di Creta, dove rimane primo partito in alcuni comuni. Del resto le decennali clientele e la penetrazione del territorio sono sicuramente tra i fattori di resistenza del partito, che tuttavia, non dimentichiamolo, perde il 70% dei voti che ebbe nella tornata vittoriosa del 2009, perdendone naturalmente di più laddove era più forte, superando il 50%, come a Creta, e ora arretra di un 40%.

DIMAR: Il partito di sinistra democratica resiste e anzi aumenta di uno 0,15% grazie al carisma e all’affidabilità del leader Kouvelis, ex membro di Syriza, politico visto come alternativa di sinistra sobria e pacata sia al populismo e al radicalismo di Syriza che alla corruzione, il clientelismo e l’inaffidabilità del Pasok. Chiedendo una revisione del memorandum europeo senza arrivare a una rottura e rendendosi disponibile per accordi di governo, ha confermato i propri voti ricevendo presumibilmente i consensi di Social Agreement, formazione di sinistra che a maggio aveva preso lo 0,96% e che non si è ripresentata, vicina alle posizioni di Dimar. Ha infatti aumentato i voti nell’area di Atene, e in qualche isola dove il Pasok è calato. Ha inoltre un exploit nei Rodopi, con il 17,7%, dovuto alla presenza dell’ex deputato della minoranza turca ( il 50% della popolazione è turca nella provincia dei Rodopi) Ahmet Ilhan che è passato da Disy (fusa con ND) a Dimar.

Alba Dorata: La conferma del risultato del partito neo-nazista è una delle sorprese delle elezioni. Dato in calo, vittima di voto utile e/o della pessima immagine data dagli schiaffi dati dal suo portavoce a una deputata comunista con cui aveva avuto un alterco in TV, evidentemente invece lo 0,05% perso (15 mila voti) sta ad indicare come sia profondo il malessere nella società greca, il voto di protesta, il rancore più o meno indefinito di vasti settori. Un sondaggio in campagna elettorale indicava come solo il 30% di questi elettori fosse davvero ideologicamente di estrema destra, mentre negli altri vi era solo rabbia. E si vede come sia un voto d’opinione dal fatto che Alba dorata sale nelle aree dove era più debole (come Creta) e perde in quelle dove era forte, spalmandosi ulteriormente senza grossi picchi, con una maggiore presenza in Argolide, Corinto, Attica, in zone con grossa presenza migratoria, mentre è debole per esempio dove la minoranza turca è forte.

Questi invece i partiti che hanno subito pesanti perdite:

Indipendenti Greci: Vi è poco da dire, forza populista che si appella agli elettori più conservatori di Nuova Democrazia, contraria al memorandum, nazionalista e come in un copione classico sostenitrice di un complotto straniero ai danni della Grecia (vorrebbe dei “danni di guerra” dalla Germania, dopo 68 anni), era la vittima predestinata del voto utile anti-sinistra. E così è stato. Il calo del 3,09% è stato spalmato in modo piuttosto omogeneo, a dimostrazione di un voto prevalentemente di opinione, con cali maggiori dove era più forte e viceversa.

KKE: I comunisti, infine, di fronte alla concreta possibilità di una maggioranza di sinistra radicale per la prima volta nella storia, hanno ceduto e distrutto l’immagine di graniticità che il KKE, partito ancora integralmente marxista-leninista, se non stalinista, aveva. Ha contribuito anche la reiterata posizione della segretaria Papariga di non entrare in alcuna maggioranza che non preveda l’utopica maggioranza assoluta comunista per fondare una repubblica socialista. Di fatto il prevedibile voto utile verso Syriza ha fatto calare il partito del 3,98% (il 3,08% rispetto al 2009). Il calo è stato abbastanza uniforma ma più marcato in alcune isole in cui il KKE a maggio aveva avuto buoni risultati come Icaria, Samo, Lesbo, Cefalonia, Corfù. Non dimentichiamo che nel periodo dei colonnelli molti comunisti erano stati mandati in confino sulle isole e alcune sono diventate un loro feudo. Un calo grosso si è avuto anche a Salonicco e a Pireo città, ma qui e ad Atene e Attica già c’era stato un calo a maggio rispetto al 2009 e un travaso verso Syiriza.

Recreate Greece/Drasi: L’unione delle due forze liberali-liberiste, la prima più conservatrice, la seconda più libertaria, non è riuscita a superare il 3% come il conto “nozionale” della vigilia prometteva, avendo raggiunto insieme il 3,95%. Ora così il calo è stato poderoso, del 2,36%. Si tratta di un elettorato motivato, istruito, benestante, molto consapevole del rischio di una uscita dall’euro, e il voto utile verso Nuova Democrazia, pur obbligato, è stato forte. Il calo è stato maggiore laddove era stato maggiore il voto a maggio, ovvero Atene e Salonicco centro, i sobborghi ricchi di Atene. Valga da esempio il sobborgo ateniese molto ricco di Filotheis-Psychikou, dove dal 24% di maggio l’alleanza è crollata al 5% di giugno, con ND che passa dal 20,9% al 51,5%.

Laos: I nazionalisti ortodossi, già quasi dimezzati a maggio a causa della concorrenza di Alba Dorata e Greci indipendenti, e a causa dell’appoggio al governo tecnico di Papademos, ora si riducono a partitino del 1,58%, perdendo un altro 1,32% rispetto a maggio e il 4,05% rispetto al 2009. Se a maggio il calo era stato più diseguale e concentrato nelle aree urbane e suburbane di Atene e Salonicco, ora è molto spalmata e diffusa. Del resto si tratta qualitativamente di elettorati diversi. Ora si tratta di un elettorato conservatore, di provincia, laddove prima era populista, più arrabbiato, e concentrato nelle aree urbane. Nel complesso rispetto al 2009 è stato il voto di opinione delle città a spostarsi di più, e soprattutto verso Alba Dorata, ancora più radicale e populista.

Verdi: Altre vittime del voto utile a sinistra, un crollo del 2%, che porta gli ecologisti allo 0,88%, in questo caso in realtà si tratta di un crollo dopo una progressione avuta a maggio, quindi dal 2009 il calo è del 1,65%. A maggio vi era stato un aumento dei voti provenienti dal PASOK nelle aree di sostegno maggiore al PASOK in provincia, ovvero sull’isola di Creta e nel Dodecaneso, e ora è qui che i voti calano maggiormente, premiando presumibilmente Syriza. Dal 2009 però, il calo maggiore è ancora una volta nelle aree urbane e suburbane di Atene, Salonicco e l’Attica, dove già a maggio l’aumento era stato limitato e dove i voti di sinistra si erano già riversati su Syriza, prima che in provincia e sulle isole soprattutto da cui sono arrivati in modo più che proporzionale solo a giugno. Così come per Recreate Greece/Drasi, il più che dimezzamento dei verdi era immaginabile già considerando che non era stato superata la soglia del 3% a maggio e che quindi il voto rischiava di essere doppiamente inutile sia per l’impossibilità di avere il premio di maggioranza sia di essere in Parlamento, ed evidentemente la tematica ecologista, mai forte in Grecia, mai come ora è apparsa secondaria di fronte alla crisi economica.

Partiti minori: Questi partiti in quanto inferiori alla soglia e di fatto voto “inutile” hanno subito una débacle passando dal 19% al 6%, considerando anche i già citati Laos, Recreate Greece/Drasi e Verdi, al di fuori dei quali abbiamo prevalentemente movimenti di sinistra o comunque populisti e anti-austerity come “Won’t pay movement” o i Trozkisti di Antarsya, o il partito pirata, in molti casi dimezzati, a favore dell’astensione o di Syriza, o la vecchia Unione dei centristi.

elezioni grecia giugno E la Grecia disse Sì al memorandum UENel complesso vediamo come in queste elezioni vi sia stata una parziale spalmatura dei consensi dei partiti. Da una parte Syriza ha raccolto i voti della sinistra doev ancora non aveva sfondato, cioè soprattutto le isole, in cui il voto socialista aveva resistito oppure si era riversato su forze più classiche come comunisti o verdi, mentre nelle aree urbane già aveva avuto successo a maggio. Dall’altra parte Nuova Democrazia al contrario ha ricevuto il voto utile ad Atene, Salonicco e nell’Attica, aree normalmente ostiche e che erano anche a maggio meno generose delle aree della provincia conservatrice della Grecia continentale.

In generale, anche facendo riferimento alle elezioni del 2009, il panorama politico greco ha visto degli stravolgimenti, appare esserci una situazione con un po’ di fantasia paragonabile a quella della Prima repubblica italiana, con una forza conservatrice vecchia e non molto dinamica, votata spesso “turandosi il naso” perchè contrapposta a una forza di sinistra che al contrario del resto d’Europa non è socialdemocratica, ma radicale e finanche comunista, la quale tuttavia non riesce a coagulare attorno a sè tutta la sinistra ma lascia nel mezzo un elettorato socialista moderato che preferisce la collaborazione con il centrodestra piuttosto che l’avventura di una alternativa radicale. Agli estremi, a sinistra e soprattutto a destra, forze molto ideologiche o populiste che traggono alimento dalla situazione di crisi. È presto per dire se questo modello si affermerà ulteriormente nel futuro, la sudditanza del PASOK in un governo con Nuova Democrazia semba andare in questa direzione, ma il voto è in realtà molto liquido ormai in Grecia, e soprattutto nelle aree tra Atene, il Pireo, Salonicco, dove si concentrano i lavoratori e i giovani, dove il voto è più di opinione e infatti si sono visti gli swing più vistosi una volta per uno una volta per l’altro.

Da questi giorni parte un’altra sfida per la Grecia con un nuovo governo e più che di politica si tornerà a parlare di economia.


Gianni Balduzzi

Classe 1979, pavese, consulente e laureato in economia, cattolico-liberale, appassionato di politica ed elezioni, affascinato dalla geografia, dai viaggi per il mondo, da sempre alla ricerca di mappe elettorali e analisi statistiche, ha curato la grande mappa elettorale dell'italia di YouTrend, e scrive di elezioni, statistiche elettorali, economia.

Aggiungi un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

I nostri social

Seguici sui nostri canali social per non perderti nessuno dei nostri contenuti