Primarie GOP in Nevada: Romney aumenta il divario

5 febbraio 2012


Quando questo articolo viene scritto, lo scrutinio in Nevada è ancora fermo al 71%. All’appello manca circa il 50% dei voti provenienti dalla contea di Clark, dove si trova Las Vegas. Mitt Romney dovrebbe aggiudicarsi 10 delegati, portandosi a 97 complessivi, staccando Newt Gingrich di 66 delegati (ne ha ottenuti sinora 31).

Al momento, Mitt Romney ha ottenuto il 47,6% dei voti (11822), aggiudicandosi 10 delegati. Seguono Newt Gingrich con il 22,7% (5623) e 4 delegati, Ron Paul con 18,6% (4619) e 3 delegati. Ultimo Rick Santorum, con l’11,1% (2749) e 2 delegati.

Secondo l’entrance poll condotto da CNN, il risultato finale sarebbe dovuto essere Romney 53.9%, Gingrich 18.9%, Paul 18.8% e Santorum fermo all’ 8.9% (questi dati sono stati ottenuti pesando opportunamente le variabili indipendenti secondo genere ed età).

CNN chiamò Romney vincitore attorno alle 5 del mattino, ora italiana, con una proiezione sul 10% di voti scrutinati: la proiezione CNN accreditava Romney del 48%, quando i dati reali gli assegnavano 2791 voti, pari al 41%, come si evince da questo screenshot dal sito di FoxNews.com

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Di seguito, mostriamo l’andamento dei voti reali in funzione della percentuale di voti scrutinati in Nevada durante la notte

NEVADA TREND Primarie GOP in Nevada: Romney aumenta il divario

Le prime contee scrutinate (centro-settentrionali) hanno dato un boost considerevole a Romney; poi sono giunte le schede dalle contee di Esmeralda e Nye, favorevoli a Paul. Nel momento in cui sono state conteggiate le contee di Wahsoe, Carson City e Douglas, il vantaggio accumulato da Romney è stato pressoché incolmabile da Gingrich e Paul. Mancando ancora la città di Las Vegas, la percentuale di Romney non può che salire, sfondando la fatidica quota del 50% ed avvicinandosi al 51% ottenuto da Romney 4 anni fa. Il sito 538  prevedeva per Romney il 51,5%, Gingrich il 25,6%, Paul il 15% e Santorum l’8,1%. Altri poll sul Nevada possono essere consultati alla pagina che RealClearPolitics dedica all’evento.

Sono 4 gli spunti che meritano di essere analizzati dopo questa votazione in Nevada:

  1. Lo spoglio  è stato assurdamente lento. Dopo più di 24 ore dalla chiusura dei seggi, risulta alquanto difficile giustificare uno scrutinio ancora fermo al 71%. Soprattutto se si considera che manca all’appello la contea di Las Vegas, quindi abituata a gestire situazioni di grande impatto mediatico.
  2. Dopo le primarie in Florida, FoxNews pubblicò un sondaggio in cui si affermava che il 60% degli elettori non si sarebbe fatto condizionare da un eventuale appoggio di Donald Trump a favore o di Romney o di Gingirch. Il 10% dichiarò di esserne influenzato positivamente, il 26% negativamente. A poche ore dal voto in Nevada, Donald Trump appoggiò ufficialmente Romney, durante una conferenza durata pochi minuti (qualche osservatore americano ha fatto notare, in modo pungente, come Romney non si presentò di persona alla conferenza stampa di Huntsman, quando decise di abbandonare le primarie ed appoggiare l’ex governatore del Massachusetts). Questo endorsement, specialmente in una città come Las Vegas, in cui Donald Trump possiede attività di successo legate al mercato delle sale da gioco, può avere certamente influito, quantomeno per futuri finanziamenti al super PAC. Per una campagna elettorale che si concluderà soltanto ad Agosto con la nomination ufficiale a Tampa, Florida, raccogliere fondi risulterà un aspetto fondamentale per ogni candidato. Newt Gingrich non deve aver preso molto bene la decisione del miliardario Trump, avendolo definito durante la conferenza stampa del dopo-Nevada “abile nel manipolare i media a proprio vantaggio”.
  3. Mitt Romney, secondo l’entrance poll condotto da CNN, ha raccolto l’88% del voto dei mormoni del Nevada. Risultato che conferma quanto la sua appartenenza alla The Church of Jesus Christ of Latter-day Saints (fede mormonica) abbia avuto un impatto decisivo. Anche il voto dei “true conservatives” è andato a Romney, a differenza di quanto successo in Florida nel caso di Gingrich. La strategia aggressiva di Gingrich, il quale accusa costantemente Romney di essere un “liberal” del Massachusetts, avido ed a cui piace licenziare non sembra aver funzionato perfettamente in questo stato. È anche interessante notare come Ron Paul mantenga la sua posizione di frontrunner all’interno dell’elettorato sotto i 29 anni, con meno di 30 mila dollari all’anno, si dichiarano indipendenti e non appartengono a nessuna fede. Certo, un sotto-elettorato dal peso non enorme, ma certamente decisivo nei confronti della sfida con Obama, il quale proprio in queste categorie sociali ottenne larghi consensi nel 2008. Nessun altro candidato conservatore appare capace di attirare la loro attenzione. E questo potrebbe diventare un vantaggio per Obama stesso.
  4. Si è registrato l’ennesimo calo di affluenza tra il 2008 ed il 2012 (tra il 20 e il 25%). Soltanto la contea di Eureka ha visto aumentare l’affluenza, ma si tratta di una zona che conta meno di 100 elettori. Se le proiezioni si mantengono corrette, Clark, la contea più popolata, dovrebbe vedere un calo di affluenza pari al 26%. A seguire, in ordine decrescente di dimensione elettorale, Douglas -8,6%, Carson City -12,6% e Lyon -19,6%. Il calo di affluenza ha generato anche un calo di preferenze percentuali per Romney rispetto a 4 anni fa. Questo deve far preoccupare il suo comitato elettorale, poiché è un fenomeno ormai costante da quando le primarie sono iniziate in Iowa. Si consolidano i propri core-voters, ma non se ne attirano di nuovi e gli swingers o tendono per Paul oppure stanno a casa.

In conclusione, in vista dei prossimi appuntamenti elettorali in Maine, Colorado, Minnesota e Missouri prima del Super Tuesday, Gingrich dovrà riuscire a non perdere troppo terreno in fatto di delegati, per non rischiare di trovarsi in una posizione non più recuperabile. Sembra poi che la lezione proveniente dalla Florida abbia dato qualche frutto: gli spot fortemente negativi sono mal visti dall’elettorato repubblicano ed in Nevada se ne sono visti molti di meno. Tutto a vantaggio del comitato nazionale GOP, sia per ragioni d’immagine (partito coeso, focalizzato contro il Presidente, etc.) sia per questioni strategiche in vista dello scontro decisivo con Barack Obama.

Benché si consolidi sempre di più la posizione di frontrunner complessivo di Mitt Romney, egli dovrà gestire meglio i propri interventi pubblici, per non ripetere il disastroso commento sui poveri “I’m not concerned with the very poor”. Gaffe sfruttata molto bene sia da Gingrich sia da Santorum. Obama per il momento sta a guardare ed incamera un positivo calo di disoccupazione, pari all’8,3% secondo i dati ufficiali di questo trimestre. Notizia certamente non positiva per Romney & GOP.

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Un commento

  1. Marco Ghiotti 6 febbraio 2012 Rispondi

    Concluso finalmente lo scrutinio http://www.foxnews.com/politics/elections/2012/nevada-caucuses-feb-4

    ROMNEY 50,1%
    PAUL 18,8%
    GINGRICH 21,1%
    SANTORUM 10,0%

    PPP il sondaggista che ha sbagliato di meno (50,15,25,8)
    http://www.publicpolicypolling.com/pdf/2011/PPP_Release_NV_203.pdf

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